Non c'è alcun dubbio che l'evoluzione narrativa scorra sullo schermo senza alcuna sorpresa da parte di chi guarda.
Ciò che conferisce a
Bounce un elemento di interesse, invece, è la
convinta ricerca di
realismo legata alla messa in scena del personaggio
di Abby. Aiutato dalla bravura della Paltrow (attrice generalmente
sottovalutata per le "commedie leggere" che ha spesso interpretato), il
regista restituisce allo spettatore il dramma di una donna che perde il
proprio compagno e non può permettersi di farsi prendere dallo
sconforto perché ha due bambini a cui badare.
L'elemento più riuscito del film si sposa all'ottima resa dell'idea di
"banalità" del destino. Abby è un personaggio qualunque in un film
qualunque, ma proprio per questo aiuta a riflettere su come chiunque,
appunto, possa diventare vittima di situazioni che ciascuno crede
possano capitare solo agli altri.
Lo spunto narrativo, come spesso succede anche nel caso di film
globalmente mediocri, è buono. Il cast, però, non è equilibrato: se da
un lato la Paltrow fornisce un'ottima prova recitativa, dall'altro
Ben
Affleck, scelto come protagonista maschile, fallisce miseramente.
Affleck è quello che si definisce un attore "fuori parte", che
contribuisce da solo, in gran parte, a trascinare il film nella
direzione sbagliata.
Apprezzabili la colonna sonora e la fotografia, che in diverse sequenze
si classifica come l'unico aspetto emotivamente coinvolgente del film.
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