|
 |
|
 |
|
Affiliati |
|
|
|
 |
|
Chi c'è in linea |
|
Abbiamo 20 visitatori online |
|
|
 |
|
 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
 |
|
Deadwood: Benvenuti all'inferno |
|
|
|
|
martedì, 14 febbraio 2006 18:45 |
|
Scordatevi gli allegri saloon pieni di gente che vuole solo divertirsi. Scordatevi l’eroe senza macchia che lotta contro le ingiustizie e cavalca verso l’orizzonte, lasciandosi alle spalle una città in cui la legge è stata ristabilita.
 In Deadwood il vecchio West viene dipinto esattamente com’era: duro, violento, sempre in bilico fra l’ordine e il trionfo del crimine. Lo ha voluto così David Milch, già creatore di un’altra serie ‘tosta’, NYPD Blue, che è stao premiato per la sua coraggiosa scelta da critica e pubblico: Deadwood, apparso per la prima volta nel marzo del 2004 sulla prestigiosa rete via cavo HBO, ha già conquistato 2 Emmy Awards e un Golden Globe.
La serie è ambientata nel 1876 in una nascente cittadina di confine. Deadwood attrae personaggi d’ogni genere in cerca di fortuna. Ma la fortuna non è necessariamente legata alle miniere piene d’oro. In una nuova città c’è bisogno di un saloon ben fornito di alcolici e ragazze disponibili, di negozi che vendano a prezzi esorbitanti i beni di prima necessità e, naturalmente, di uno sceriffo. Durante il pilot ci aspetteremmo di trovare quest’ultimo in Seth Bullock (Timothy Olyphant), ex sceriffo di una cittadina del Montana che segue l’onda dei ‘disperati in cerca di fortuna’ diretti verso Deadwood. Ma in questo telefilm niente è come sembra e gli equilibri fra legge e criminalità sono sempre in corso di definizione. Ne sa qualcosa il ‘boss’ locale, il proprietario del saloon Al Swearengen (Ian McShane), pronto a tutto pur di concludere un buon affare e determinato a non risparmiare mai un atto di violenza gratuita per mantenere il rispetto (o meglio il timore) che gli serve per avere il controllo sulla città.
Oltre a Bullock e Swearengen, Deadwood ospita anche ‘Wild’ Bill Hickock (Keith Carradine), noto fuorilegge il cui nome basta a far tremare la comunità.
Il telefilm di Milch non vanta solo un ottimo e decisamente variegato cast artistico: dietro le quinte, in veste di produttore esecutivo e regista dell’episodio pilota, c’è anche uno dei ‘signori del cinema’. Walter Hill, indimenticato autore de I guerrieri della notte, è entrato nel cast tecnico di Deadwood per garantire l’altissimo livello qualitativo che ci si aspetta da un prodotto targato HBO. Fotografia, scenografie, costumi e regia non hanno nulla da invidiare al western della miglior tradizione hollywoodiana, mentre i personaggi non possono non richiamare alla mente gli spaghetti western e Sergio Leone.
A Deadwood regna l’anarchia, ogni luogo è permeato da una sottile tensione pronta ad esplodere. Le esecuzioni sommarie sono all’ordine del giorno e nemmeno il becchino del paese può trarne in qualche modo vantaggio: i cadaveri indesiderati vengono dati in pasto ai maiali. Con queste premesse Deadwood si preannuncia come una serie non per tutti: gli spettatori troppo sensibili non si troveranno a proprio agio di fronte a un prodotto che spesso indugia su inquadrature scioccanti, tese ad alimentare la tensione narrativa che cresce episodio dopo episodio.
DEADWOOD: L’EPISODIO PILOTA
Minnesota, 1876. Seth Bullock, sceriffo di una piccola città, porta a termine l’esecuzione di un prigioniero, consegna la stella di rappresentante della legge e salta su un carro diretto verso il luogo che tutti quelli che vogliono iniziare una nuova vita stanno raggiungendo: Deadwood. Una volta a destinazione, Bullock si mischia alla piccola folla che si sta stabilendo nella cittadina mineraria. Insieme a Wild Bill Hickock, Bullock prende parte a una spedizione per recuperare una bambina sopravvissuta a un attacco indiano alla sua carovana. La bambina viene tratta in salvo, ma i responsabili dell’aggressione non sono gli indiani e Wild Bill, insieme a Bullock, non ha intenzione di farla passare liscia al vero responsabile… |
|
|
|
 |
|
|
venerdì, 29 agosto 2008 04:48
|
|
 |
|
Ipse dixit |
“E' meglio che adesso faccia una doccia. Per togliermi di dosso Martha Huber” -Teri Hatcher (Desperate Housewives) |
|
|
 |
|
 |
|
 |
|
 |
|
 |
|