Come oramai da qualche tempo gli annunci proclamano,
il futuro dei DVD sarà ad alta definizione e gli standard di compressione e distribuzione sono stati ampiamente definiti e standardizzati.
L’ultimo tassello che manca, forse il più importante, è la definizione del nuovo formato di supporto che dovrà essere utilizzato per contenere i dati
Il “vecchio” DVD della capacità di 9 Gigabyte (doppio strato) è diventato oramai assolutamente insufficiente per contenere un film intero che abbia una quantità di dati almeno decente per le
risoluzione standard di
720x576 e integri un minimo di extra.
Oggi purtroppo la qualità media dei DVD è piuttosto insoddisfacente e gli esempi di eccellenza nell’editing dei dischi si contano sulle dita di una mano.
Se si considera che la risoluzione dei nuovi formati in
alta definizione sarà di
1920x1080 immaginate, pur con le migliori tecniche di compressione che verranno adottate, quanto risulta inadeguato l’attuale formato.
La soluzione più comoda per non stravolgere il mercato e le nostre consolidate abitudini, sarà quello di utilizzare un supporto dalle caratteristiche fisiche ben note e collaudate, cioè il solito dischetto in policarbonato di 12 centimetri di diametro, formato comune sia ai CD che ai DVD standard; per aumentare la capacità di memorizzazione si è innalzata la frequenza del laser utilizzato per la lettura (ora blu-violetto), diminuendo di conseguenza lo spessore della traccia stessa dove vengono memorizzati i dati.

Il primo a seguire questa strada è stato un consorzio di 9 compagnie:
Hitachi,
LG,
Matsushita (meglio conosciuta per il suo marchio
Panasonic),
Pioneer,
Philips,
Samsung,
Sharp,
Sony e
Thomson. All’inizio del 2002 è stato definito il primo standard a laser blu, con una lunghezza d’onda di 405 nanometri, che ha preso il nome di
Blue-ray Disc.

Lo stacco tecnologico con il passato è molto netto in quanto prevede una capacità di
27 Gigabyte per ogni strato, contro gli attuali 4,5 del formato DVD, ma prevede una tecnologia di produzione completamente nuova che alzava considerevolmente il costo dei supporti; inoltre il primo strato scrivibile del disco si trova ad appena 0.1 millimetri dalla superficie del disco rendendolo di fatto molto delicato. Questo porta a proporre inizialmente una soluzione con un contenitore di trasporto attorno al disco, come avviene per esempio sui dischi magneto-ottici o sui comuni Zip-disk, aumentando ulteriormente il costo di produzione.
Nell’estate dello stesso anno,
Nec e
Toshiba propongono un formato alternativo che ritengono possa ricevere un maggiore consenso da parte del mercato. Si tratta di un formato molto simile, anche come tecnologia di costruzione, ad un supporto DVD standard, con l’adozione di un laser blu di lettura per diminuire lo spessore della traccia dei dati ed aumentare la capacità. Questo formato, sebbene abbia il vantaggio di avere da subito (parliamo di oltre 3 anni fa oramai!) costi di produzione similari ad un DVD standard e non richiedere particolari riconversioni degli impianti di produzione, si trascina una capacità sensibilmente inferiore, pari a circa
15 Gigabyte per strato.

Sebbene il
DVD-Forum, l’organizzazione formata dalle società che detengono i brevetti sulle tecnologie alla base del formato DVD, faccia fin da subito una scelta verso il formato di
Nec/
Toshiba (approfittando del periodo di presidenza di
Toshiba stessa!) i due consorzi seguono strade parallele ed inconciliabili per accaparrarsi quote di mercato e poter affermare con largo consenso il proprio standard. Lo standard prescelto può però fregiarsi del
logo ufficiale dei DVD e viene battezzato
HD DVD.
Questa diatriba apparentemente inutile in realtà cela grandissimi interessi legati alle licenze di sfruttamento di una delle due tecnologie e al conseguente controllo del mercato. Il consorzio vincitore riceverà royalties da ogni player, masterizzatore o disco prodotti per gli anni a seguire.
Da questo punto in poi entrambi i fronti sono molto attivi:
Blu-ray Disc presenta fin da subito
prodotti commerciali per il mercato giapponese in grado di registrare oltre 13 ore di video standard e innalza successivamente la capacità a doppio strato ad oltre
54 Gb, contro i
36 dell’
HD DVD (sempre doppio strato); non mancano nemmeno nuove adesioni al consorzio
Blu-Ray e prese di posizione drastiche contro le decisioni del
DVD Forum. Intanto i costi di produzione dei dischi BD calano drasticamente ed uno dei principali difetti del formato Blu-ray perde di consistenza… il mercato sembra avvantaggiarlo, con prodotti già funzionanti e una tecnologia sensibilmente superiore.
Le prime buone notizie sono arrivate nell’estate dello scorso anno, quando entrambi i consorzi
adottano gli stessi standard di codifica video, che sono principalmente il
VC-1 (codec basato sulla variante dell’MPEG4 realizzata da
Microsoft e conosciuta come Windows Media Video 9) e l’
H-264 (noto come MPEG-4 AVC). Questo significa che a parte la differenza di supporto fisico, gli algoritmi necessari alla decompressione del video saranno identici per entrambi i supporti, lasciando spazio ai produttori di elettronica, di sviluppare un’unica linea di processori di codifica.
Definiti gli standard, non tardano ad arrivare le prime
dichiarazioni di intenti delle major che si schierano con uno o con l’altro formato, annunciando centinaia di titoli per la fine di quest’anno…. ma non manca chi chiede a gran voce un’unificazione dei formati, per poter accelerare la messa sul mercato di soluzioni concrete. Effettivamente un unico standard che potesse concentrare gli sforzi di tutte le aziende per proporre sul mercato in grado da subito di migliorare drasticamente la qualità delle opere distribuite e diffondere l’alta definizione in tempi brevi sarebbe stata una vera manna…
Per qualche settimana i due consorzi sembrano concedere qualche spiraglio di speranza, ma alla realtà dei fatti ognuno rimane sulle sue posizioni senza cedere di una virgola… la storia si ripete sempre e come era successo per i formati di nastro
VHS,
Betamax e
Video2000 o per i più recenti
DVD-R e
+R; sarà solo il mercato che deciderà chi sarà il vincitore.
L’evoluzione continua e mentre
HD DVD raggiunge i
45 Gb di capacità, il concorrente
Blu-ray raggiunge gli oltre
100 Gb, mentre
TDK annuncia nuove tecnologie per la protezione del supporto dai graffi, eliminando di fatto gli ultimi svantaggi del formato BD
Al consorzio Blu-ray intanto si associano anche diverse aziende del calibro di
JVC, TDK, Apple, HP, Dell, fino ad arrivare a circa un centinaio.

Anche i
sistemi di sicurezza contro la copia illecita del materiale protetto: entrambi i formati adotteranno un sistema definito
AACS (
Advanced Access Content System), un sistema di criptazione dei dati elaborato in modo specifico per i nuovi supporti ottici; inoltre il
Blu-ray, integrerà il
BD+, un sistema in grado di rilevare i lettori manomessi ed impedire la riproduzione, ma soprattutto il sistema
ROM-Mark, l’unico sistema che sembra realmente in grado di impedire qualsiasi manomissione del contenuto del disco.
Questo sistema si basa sulla ricerca da parte del software riprodotto, di una traccia incisa sul disco originale in un punto ben specifico, ma sempre diverso per ogni masterizzatore.
Copiando il contenuto (ammesso di riuscirci!) e tentando di riprodurlo da Hard-Disk o da un disco duplicato, non si sarà in grado di fornire il codice di controllo necessario al funzionamento perché ogni masterizzatore lo creerebbe in una posizione anche solo leggermente differente e mai perfettamente identica.
Proprio questo sistema di protezione è al centro dell’attenzione negli ultimi giorni e ha portato due colossi come
Microsoft ed
Intel a schierarsi con
HD DVD, che permetterebbero una gestione più “disinvolta” dei contenuti.
La scelta è comprensibile solo se si considera che sia Intel che Microsoft si stanno impegnando con ingenti investimenti nel mercato dell’
Home Cinema, mediante la definizione di standard di sistema (come il recente
VIIV di
Intel) e una serie di processori dedicati ai sistemi sia PC che a periferiche portatili, sia con software dedicati all’intrattenimento domestico (
Windows Media Center e le piattaforme handled per le periferiche portatili o palmari).
Notizia proprio di questo pomeriggio, è che
Intel avrebbe aperto uno spiraglio a
Blu-Ray, nel caso il nuovo formato rendesse possibile la copia dei dischi su dei multimedia server, in grado di riprodurre le opere su tutta una serie di periferiche domestiche e non ultime le periferiche portatili.
Inutile sottolineare il fatto che il tutto sarà comunque gestito da pesanti
sistemi DRM (Digital Right Menagement) in grado, se non di impossibilitare, almeno di rendere molto difficoltose le riproduzioni illecite.
Passando infine in rassegna il supporto delle major ad uno o l’altro formato, non possiamo fare altro che sottolineare la situazione ancora di assoluta incertezza che circonda questa diatriba di formati.
Allo stato attuale
Warner e
Universal si sono schierate con l’
HD DVD;
Disney,
20th Century Fox e tutto lo schieramento
Sony ovviamente parteggiano per
Blu-ray. Alcune case come
Paramount invece hanno annunciato recentemente che distribuiranno prodotti su entrambi i formati (in preferenza BD) e non è da escludere che molte altre seguiranno l’esempio.
Naturalmente non poteva mancare il terzo incomodo. L’
HVD, sinonimo di
Holographic Versatile Disk; si tratta di un formato proprietario sviluppato da
Optare Corp. con il supporto di diverse altre aziente tra cui
Fujifilm.

Questa volta le informazioni, anziché essere scritte su uno o più strati bidimensionali posti sul disco, vengono lette e scritte facendo collimare due raggi laser sulla lunghezza d’onda del verde, sfruttando l’intero volume del disco: di tratta di una vera e propria scrittura nello spazio tridimensionale del disco che riesce a garantire velocità di lettura straordinarie e capacità fino ad ora nemmeno immaginabili. I primi prototipi funzionanti presentati all’inizio di quest’anno sfoggiavano già capacità di oltre
200 Gigabyte e gli ultimi campioni hanno già superato il
terabyte di capienza con velocità di lettura dell’ordine del gibgabyte al secondo!
In proporzione ad un comune DVD, ogni
HVD potrebbe contenerne oltre 200 e leggerne l’intero contenuto di ognuno in meno di 5 secondi.
Purtroppo, sebbene questa tecnologia si stia dimostrando largamente superiore ai concorrenti, il ritardo accumulato e lo scarso potere di lobbying del consorzio probabilmente la relegheranno ad ottima tecnologia di backup nel settore informatico.
Tirando le somme in tutto ciò l’unico a farne le spese sarà come al solito l’utente finale, che si troverà a scegliere, speriamo solo inizialmente, tra due formati diversi incompatibili tra di loro.
Non mancano gli annunci di prodotti che saranno in grado di leggere e scrivere entrambi i formati, come futuri masterizzatori Samsung, che faranno uso di ben 3 pick-up ottici per le tre lunghezze d’onda necessarie all’utilizzo di DVD, HD DVD e Blu-ray Disk.
Saranno a breve disponibili anche lettori per computer, sia desktop che portatili per entrambi i formati, ma i grandi assenti sono ancora i player da tavolo, che costituiscono la stragrande maggioranza dei volumi di vendita.
Un altro fattore, considerato anche da major come Paramount, sarà l’inclusione di un lettore Blu-ray sulla nuova Play Station 3, che sarà disponibile ufficialmente nella primavera del prossimo anno. Le vendite previste di diversi milioni di pezzi solo nei primi mesi di commercializzazione, potrebbe costituire una massa critica sufficiente a far pendere la bilancia del mercato verso il formato proposto da Sony.
Anche la nuova XBox, disponibile anche in Italia dai primi di dicembre e per la quale Microsoft ha annunciato un lettore HD DVD, in realtà sarà dotata fino ad almeno il 2006 inoltrato, del solo lettore DVD standard, non portando quindi nessun vantaggio iniziale a questo formato.
Personalmente ritengo il formato
Blu-Ray sia migliore dal punto di vista tecnologico sia in possesso di maggiori chance di successo: possiede attualmente un’ottima capacità, più che doppia rispetto al concorrente, con la possibilità di raddoppiare ulteriormente nel giro di pochi mesi, semplicemente aumentando il numero di strati di scrittura (cosa non possibile per l’
HD DVD che come i DVD attuali ne può contenere solo due per lato); la gestione della sicurezza inoltre è molto apprezzata dalle major che sono sempre in lotta contro la distribuzione illegale dei contenuti. Questo purtroppo si scontra con il diritto di copia personale dei supporti, ma le pressioni dal mondo dell’ICT come quelle di
Intel potrebbero creare una buona soluzione.
L’alta definizione sembra oggi ancora lontana, ma il mercato è oramai ricco di schermi a piena risoluzione HD ed anche la televisione digitale, sia terrestre che satellitare, si sta adeguando ad offrire nuovi standard qualitativi: ne sono un esempio i mondiali del 2006 che verranno trasmessi da molti network in
HDTV o i numerosi canali HD comunemente trasmessi negli USA o in Giappone… L’Italia purtroppo sta ancora cercando di barcamenarsi con sperimentazioni digitali improbabili ed anacronistiche, visti i pietosi risultati qualitativi di cui possiamo godere con il DTT nostrano.
In compenso in questo momento il Giappone stà già sperimentando risoluzioni orizzontali di oltre 4000 punti, quadruplicando di fatto la qualità video che noi ci accingiamo ad introdurre con i nuovi DVD.
Con questo trend evolutivo, fossilizzarsi su un formato dalla capienza risicata adducendo motivazioni di risparmio sugli impianti di produzione sembra assurdo e rischia, se si dovesse affermare l’HD DVD, di precludere una buona qualità per gli standard HDTV e l’introduzione di risoluzioni che necessitano di uno spazio ancora maggiore.
Ai poveri utenti non rimane che aspettare e vedere quali saranno le proposte che arriveranno sul mercato, sia come lettori, ma soprattutto come titoli disponibili, senza avventarsi subito negli acquisti… nel dubbio accaparratevi ancora qualche buon DVD, magari qualche buon classico che non necessita di elevati bitrate per essere apprezzato. State sicuri che qualsiasi sarà il formato del futuro, i DVD saranno leggibili ancora per molto, molto tempo.
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