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martedì, 04 maggio 2004 00:00
Cosa succede quando una famiglia ricca, di colpo, perde tutto ciò che possiede? Semplice: il caos. Soprattutto considerando il fatto che i Bluth non potevano certo definirsi una famiglia “normale” anche prima di perdere tutto.
Quando il capofamiglia George (Jeffrey Tambor) viene arrestato per truffa e i suoi beni vengono confiscati, tocca al figlio Michael (Jason Bateman) prendere in mano la situazione. Vedovo e con un figlio tredicenne a carico, Michael si trova a gestire una madre “politically incorrect” che si rifiuta di abbandonare la villa di famiglia, una sorella con il vizio dello shopping e la passione per la cause più assurde, un fratello che fa il mago part-time e uno che soffre di attacchi di panico e non riesce a staccarsi dalle gonne materne.
Arrested Development negli Usa si è subito guadagnata un fedele pubblico di 8 milioni di spettatori a episodio. Le ragioni dell’immediato successo sono molte, a cominciare dalla firma, in qualità di produttori, da Ron Howard (l’ex Ricky Cunningham di Happy Days, apprezzato regista premiato più volte con l’Oscar) e Brian Grazer, uno fra i producer di Hollywood più conosciuti. Howard si è ritagliato anche un ruolo nello show grazie alla voce narrante che accompagna le avventure dei Bluth.
Arrested Development è infatti girato con uno stile a metà fra il documentario e il servizio telegiornalistico: movimenti di macchina frenetici, camera a mano, “sottopancia” che descrivono i personaggi e notiziari flash del canale Fox appositamente creati per gli episodi. Ecco gli ingredienti, conditi con dialoghi brillanti e irriverenti, che rendono Arrested Development uno degli show più divertenti di sempre. La sceneggiatura è firmata dal creatore Mitchell Hurwitz, giovane promessa della tv americana che ha dimostrato la propria verve comica scrivendo diversi episodi di Perfetti... Ma non troppo, altra sit-com in anteprima italiana su Fox.
I Bluth sono diventati la famiglia più amata della tv d’oltreoceano: dal 12 maggio le loro irresistibili, travolgenti vicende approdano su Fox, ogni mercoledì alle 21.00. Siamo pronti a scommettere che anche il pubblico di Sky li troverà irresistibili.

ARRESTED DEVELOPMENT: UNA SERIE DAVVERO "CURIOSA"

Al termine di ciascun episodio il narratore ci mostra alcune anticipazioni su ciò che succederà ai Bluth. In realtà si tratta di fatti poco rilevanti o addirittura ignorati nell’episodio successivo.

  • Ron Howard ha scritturato Henry Winkler, il mitico Fonzie conosciuto sul set di Happy Days, per un ruolo nella sit-com.
  • Lindsay, la sorella di Michael, ha il volto di Portia De Rossi: l’attrice è nota al grande pubblico per il ruolo di Neil Porter in Ally McBeal.
  • I nomi in Arrested Development non sono mai casuali: Michael Cera interpreta George Michael, il figlio... di Michael.
  • Lo show ha debuttato negli Usa il 2 novembre 2003. Nel 2004 ha conquistato 3 Satellite Awards e un TV Land Award.


 
 
FACCIA A FACCIA CON IL PAZZO MONDO DI “ARRESTED DEVELOPMENT”
Al secondo Telefilm Festival, che si è svolto a Milano fra il 7 e il 9 maggio, Fox ha presentato in anteprima Arrested Development, e per l’occasione ha invitato due ospiti d’eccezione: Jason Bateman e David Nevins, protagonista e produttore esecutivo dello show. Ecco cosa ci hanno raccontato a proposito di questa rivoluzionaria serie.
Come è nata l’idea di “Arrested Development”?
David Nevins: Negli Stati Uniti ci sono stati dei grossi scandali finanziari, legati ad aziende molto importanti, proprio come è successo da voi con il caso Parmalat. L’idea del “crack” di una famiglia che possiede una grossa impresa edile è venuta da questi fatti d’attualità, uniti al successo dei reality show da cui abbiamo preso in prestito le tecniche produttive: poche telecamere, riprese semplici e in video. I personaggi sono stati ispirati da serie “Seinfeld” e “I Simpson”, e dalla famiglia Mitch Hurwitz (il creatore della serie): ho partecipato a una festa a sopresa per Mitch e ho trovato nella sua famiglia e in quella di sua moglie i personaggi dei Bluth…
Potete immaginarvi che razza di festa è stata.
Cosa significa “Arrested Development”?
Jason Bateman: E’ un gioco di parole con un doppio significato. Si riferisce a uno “sviluppo bloccato” a livello psicologico: tutti i personaggi sono immaturi, infantili… e diciamocelo: un po’ stupidi. E poi “arrested” significa anche “arrestato”, proprio come succede al capofamiglia nel primo episodio, e “developer” indica anche la professione di costruttore, cioè quello che fa George Bluth Senior. Prima di finire in carcere, ovviamente.
Ci parli di Michael Bluth, il suo personaggio: sembra essere l’unica persona normale in una famiglia di pazzi scatenati…
Jason Bateman: Michael è una figura molto interessante, perché permette di recitare su due livelli. Da una parte ci sono i suoi momenti di lucidità, di razionalità, di fermezza che gli permettono di fare ordine nel caos della sua vita. Dall’altra ci sono i momenti in cui si rende conto di essere pazzo e irresponsabile tanto quanto il resto della sua famiglia.
E la scelta di chiamare il personaggio di suo figlio “George Michael”?
Jason Bateman: (risata) Beh, in effetti un ragazzino adolescente timido e impacciato, serissimo in tutto ciò che fa, è decisamente sfortunato ad avere un nome come George Michael… Inizialmente volevamo fare diverse battute in riferimento al nome, ma poi abbiamo pensato che fossero troppo banali e di basso profilo. Tutti i nomi dei personaggi della serie sono stati studiati a fondo. George Michael, in effetti, rappresenta la tradizione che i Bluth vogliono seguire: ha il nome del nonno e del padre, come nelle famiglie “nobili” di una volta. Solo che i Bluth sono talmente stupidi da non accorgersi dell’effetto comico che scaturisce da questa particolare accoppiata…
Mi date una definizione dello show in tre parole?
David Nevins: Divertente. E "caldo": è sempre la storia di una famiglia, in cui l’affetto è uno dei protagonisti.
Jason Bateman: Divertente… e tragico. Se ci pensiamo bene quello che succede ai Bluth è terribile…

C.P.
Pubblicato sulla rivista Satellite (maggio 2004)
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