Burbank (California), Los Angeles (California), O'ahu (Hawaii), San Fernando (California), Sydney (Australia), Waimea (Hawaii)
(prima stagione) Greg Grunberg, John Terry, Christian Bowman, Scott Paulin, Robert Patrick, Michelle Rodriguez
In seguito ad un terribile incidente aereo, i sopravvissuti del volo
815 Sydney-Los Angeles si ritrovano su un'isola apparentemente deserta.
Superato lo shock iniziale, alcuni di loro scoprono che i soccorsi
potrebbero non arrivare mai: il volo era fuori rotta di oltre 1000
miglia e ci sono scarse probabilità che la posizione dello schianto
venga rilevata. Armandosi di coraggio e tanta fantasia (per servirsi di
tutto ciò che riescono a recuperare dall'aereo), i superstiti iniziano
a darsi da fare per sopravvivere come meglio possono. Oltre a non avere
cibo e altri beni di prima necessità, infatti, i nostri eroi devono
anche affrontare le mostruose e misteriose presenze che si aggirano
sull'isola, minacciano costantemente…
Ancor prima del suo arrivo,
Lost si annunciava come un vero e proprio fenomeno televisivo grazie alla "fama" di serie più costosa (
12 milioni
di dollari solo per l'episodio pilota!) e più pubblicizzata nella
storia della tv. I produttori, insomma, hanno deciso di investire tutto
in un prodotto
nuovo, senza precedenti, che rappresentava una sfida in ogni senso.
La trama, lo spunto di base non è originalissima: l'isola deserta e i naufraghi
(sopravvissuti a un disastro aereo o a un incidente marittimo, poco
importa) sono un classico di cui letteratura, cinema e tv avevano già ampiamente abusato (per gli spettatori americani,
L'isola di Gilligan è un vero e proprio cult televisivo), ma con
Lost
le carte in tavola sono state cambiate per sempre. Gli autori si sono
appropriati di una situazione "classica" e l'hanno trasformata in
qualcosa di completamente diverso.
Tanto per cominciare,
Lost si può definire come un lunghissimo film. Mai nella storia della tv avevamo assistito ad una serie tanto
cinematografica… Nonostante il confine sempre più sottile fra i telefilm Usa e il cinema, infatti, nessuno show prima di
Lost si era spinto tanto oltre, sia nei costi che nell'impiego di mezzi tecnici e di risorse umane. La
regia
alterna piani sequenza (rarissimi in tv), campi lunghi o lunghissimi e
riprese in soggettiva o con camera a spalla (tutti altrettanto rari) ai "canonici" primi
piani dei protagonisti, senza mai - però - perdere la "visione
d'insieme" dell'isola, della situazione, del dramma che si sta
svolgendo davanti ai nostri occhi.
Anche la mancanza di una vera e propria
sigla,
che spezzerebbe
il ritmo (quando inizia una nuova puntata, è come essere seduti in una
sala cinematografica… interruzioni pubblicitarie a parte) conferma lo
stile prettamente filmico della serie. Le immagini sovente ci vengono
mostrate tramite inquadrature inusuali per un prodotto televisivo,
anche per il più originale. La
fotografia è curatissima, tanto da far invidia alla maggior parte dei film con un budget medio.
La
sceneggiatura rispetta quella che negli ultimi anni si è
trasformata in una vera e propria tradizione televisiva, infarcendo i
dialoghi di citazioni d'ogni provenienza. Ma in
Lost c'è anche qualcosa di più: il
mistero,
la continua (e a tratti quasi intollerabile!)
tensione emerge anche
dalle frasi più semplici, costruite ad hoc per lasciare sempre uno
"spazio di manovra" allo spettatore. Tutto nasconde un segreto e anche
le parole più semplici sono destinate a tornarci in mente, prima o poi,
e a fornirci ulteriori informazioni su ciò che sta succedendo (o è
successo in passato) ai protagonisti. E tutto ruota attorno al tema-chiave della serie: il
destino.
Lo spazio per la
descrizione dei personaggi, infatti, è in un
certo senso limitato rispetto alle serie tv più "tradizionali": i
dialoghi e le azioni compiute sull'isola sono il mezzo fondamentale che
permette al pubblico di imparare a conoscere i protagonisti, perciò
ogni singolo elemento presente nelle battute deve essere accuratamente
studiato. Certo, gli autori hanno trovato un altro (funzionale)
espediente per avvicinare personaggi e spettatori, il
flashback (un altro classico espediente cinematografico).
Ogni episodio contiene delle sequenze provenienti dal passato di uno
dei personaggi, sequenze che hanno una trilplice
funzione: presentare meglio il
personaggio stesso, accrescendo l'interesse dei telespettatori,
rendere protagonisti dei vari episodi tutti i personaggi (a rotazione) e continuare ad esplorare il tema base del telefilm. In
Lost, l'approfondimento di ogni personaggio non fa altro che accrescere continuamente la sensazione che tutti i superstiti fossero
predestinati a
finire sull'isola. Tutti avevano qualcosa da cui scappare, o qualcosa
che stavano "inseguendo" disperatamente, ovvero la possibilità di
iniziare una nuova vita. I ruoli principali sono stati creati in modo
che lo spettatore percepisse il
bisogno che ciascun personaggio
aveva - in un certo senso - di vivere una tragedia come sopravvivere a
un disastro aereo e ritrovarsi su un'isola infestata da una presenza
misteriosa. I protagonisti devono mettersi alla prova, imparare a
conoscersi davvero (conoscendo se stessi prima degli altri) e capire
che la situazione disperata che stanno vivendo, alla fine può offrire
loro la possibilità di dare un netto taglio al passato.
Lost ha un
cast molto imponente, formato da una
vasta schiera di elementi (alcuni più "in vista" di altri, per ovvie
ragioni di drammatizzazione) e interpretato da attori di prima
categoria. Jack, Kate, Locke, Sawyer, Sayid, Boone, Shannon e tutti gli
altri sembrano essere interpretati dai migliori attori su piazza per un
determinato ruolo. Il lavoro di
casting, insomma, è stato davvero eccezionale.
Un altro degli elementi che rende Lost una grande serie tv, naturalmente, è l'ambientazione.
Con ciò non intendiamo dire che uno scenario paradisiaco sia
sufficiente a creare una forte attrattiva per il pubblico, bensì
vogliamo sottolineare come il contrasto fra il "Paradiso perduto" che li ospita e il terrore che attanaglia i personaggi sia una trovata intelligente e riuscita.
Il ritmo è sempre stimolante: si passa da sequenze cariche di
emozioni "forti" (pericolo, scontri fra i personaggi, attacchi
"esterni, flashback..) a scene di apparente "calma" che servono a
preparare il terreno per il successivo (e immancabile) colpo di scena.
I critici americani hanno definito la serie come "un mix fra
Cast Away e
Survivor". Del reality show, in realtà,
Lost
ha ben poco. Cercare sempre delle spiegazioni "razionali" per ciò che
succede sull'isola è un modo sbagliato di avvicinarsi al programma,
così come porsi domande sui personaggi: possibile che nemmeno uno di
loro avesse una vita "normale", prima di imbarcarsi sul maledetto volo
815? Chiedersi queste cose potrebbe rovinare il gusto della scoperta,
del graduale svelarsi di ogni dettaglio, di ogni nuovo pezzo del
puzzle. Perciò, degli
sviluppi della trama preferiamo non discutere:
Lost
è una serie troppo complessa e ricca di sorprese per correre anche il
minimo rischio di rovinare l'attesa a chi ancora non ha avuto modo di
seguirla. Basti dire che - è garantito -
Lost non vi annoierà mai. Certo, non è detto che piaccia a tutti:
Lost è un telefilm fortemente
codificato,
ovvero costruito rispettando i cliché più severi (e trasgredendo, al
tempo stesso, alle loro regole) di alcuni generi ben precisi. Se non
amate la suspense o l'avventura, o se siete semplicemente in cerca di
qualcosa di "poco impegnativo", che non vi costringa a cogliere anche
il più piccolo dettaglio… Allora, forse,
Lost
non fa per voi: negli episodi di questo show non troverete mai nulla di
rassicurante, di scontato o - in un certo senso - di plausibile. In
Lost niente (o quasi) è come appare...