Da Forrest Gump a Final Fantasy il passo è stato breve. O, almeno, così è parso alla maggior parte degli spettatori. La rivoluzione della computer graphic e degli effetti digitali che si sono sviluppati nell’arco dell’ultimo decennio hanno reso l’industria cinematografica onnipotente.
Ciò che in passato richiedeva l’immaginazione dello spettatore è ormai del tutto scomparso. Ciò che solo pochi anni fa era solo un sogno, è ora realtà. Virtuale.

Per chi è cresciuto con l’immagine dei modellini delle astronavi di
Guerre Stellari e dei fondali dipinti dietro ai voli di
Superman, il presente rappresenta una rivoluzione sconvolgente.
Non solo perché - al contrario del pubblico "giovane" - guarda ad ogni immagine digitale con crescente stupore, ma anche e soprattutto perché le storie cui era abituato stanno scomparendo del tutto. In nome dell’effetto più costoso e spettacolare mai realizzato, l’essenza del cinema e la sua funzione principale -
raccontare storie - si mettono al servizio del progresso tecnologico.
Da quando ci è sembrato di salire sul Titanic con l’allora onnipresente Leonardo Di Caprio, le cose sono andate precipitando. Questo per sottolineare il fatto che la quasi totalità della produzione hollywoodiana - e gran parte di quella europea che ne ha la possibilità - si sono concentrate su una battaglia a suon di esplosioni.
Se il settore dell’animazione ha subìto una trasformazione con Toy Story e A Bug’s Life, il cinema "per i grandi" ha iniziato a tendere verso una rappresentazione fumettistica della realtà.
Passando attraverso Jurassic Park e Matrix siamo arrivati a Spiderman e Final Fantasy, e a un nuovo filone che dimostra come la mancanza di una buona storia, non necessariamente originale ma buona, e la presenza di attori capaci, possano essere compensati dallo stupore per gli effetti speciali più innovativi. Preoccupati di esclamare "Oooh" di fronte alla nuova magia, ci dimentichiamo spesso di fare attenzione a ciò che veramente conta, e conserviamo un ricordo positivo di ogni film che è stato in grado di colpirci con qualche buon botto.
Certo, il cinema è da sempre, e giustamente, identificato con svago e divertimento, perciò qualche fuoco d’artificio non dovrebbe mai guastare. Ma il solo fuoco d’artificio non è sufficiente. E questo spiega il successo - magari non commerciale ma almeno di "passaparola" - di film costruiti praticamente sul nulla. The Blair Witch Project è l’esempio-principe di questa tendenza, e dimostra che il pubblico è ancora molto ben disposto a immaginare, a credere, a lasciarsi suggestionare da ciò che sullo schermo non viene mostrato.
I tempi de Il Bacio della Pantera sono lontani, ma è evidente che il miglior modo di incuriosire e stimolare è sempre lo stesso: NON mostare. Lo squalo e Alien insegnano. The Blair Witch Project, Memento e Il sesto senso confermano.
Sembra perciò che il pubblico cinematografico sia
spaccato in due: da una parte i cultori del film moderno ma vecchia maniera, dall’altra i fanatici del computer che attendono con ansia le nuove meraviglie della realtà virtuale.
In realtà, spesso queste due tipologie coincidono. Ciò significa che lo spettatore moderno ama vedere trasposta sullo schermo cinematografico la contraddizione presente nella vita di tutti i giorni: lo stimolo della tecnologia (internet, telefono cellulare, cibi pronti, agende elettroniche, e-mail) e le vecchie, care abitudini (il piacere di cucinare, la gita della domenica, le serate con gli amici, i giochi di società).
Trovare un compromesso pare evidentemente molto più difficile, o addirittura impossibile, a chi i film li realizza.