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La quintessenza del regista PDF Stampa E-mail
domenica, 27 luglio 2003 00:00

Brian De Palma: un vero virtuoso della macchina da presa

Cordialmente (ma neanche troppo) detestato dai critici di tutto il mondo - per ovvi motivi di autocompiacimento nella realizzazione dei suoi lavori - Brian De Palma rappresenta la quintessenza del regista fatta persona.
Anche nei casi in cui i suoi film hanno raccontato storie banali o prevedibili, il registro visivo si è sempre mantenuto costante e ha notevolmente innalzato il livello complessivo di tali film.

Fin dagli esordi, De Palma si è concentrato su alcune tematiche. L’ossessione per la vita metropolitana, la teoria del complotto e il classico tema del doppio sono soltanto alcuni degli elementi ricorrenti della sua opera.
Le innovazioni più rilevanti sono però scaturite dalla formazione scientifica del regista - studioso di fisica e meccanica - che ha applicato un abile e personalissimo uso di montaggio e ripresa a storie per lo più incentrate sul mondo di thriller e horror.
Fin da Sisters (1973) si possono individuare gli argomenti cari a De Palma: il falso inizio - ambientato durante una trasmissione televisiva ispirata a Peeping Tom (Lo specchio segreto); la doppia personalità - indagata attraverso l’analisi del tormentato rapporto di una donna con la gemella scomparsa, in cui i fortissimi richiami a Psyco hanno inaugurato l’infinita serie di omaggi e citazioni hitchcockiane; il mad doctor - lo scienziato pazzo che sfida i limiti della natura (e della mente) umana per malvagi scopi personali.

L’esempio di Sisters è stato scelto anche perché racchiude la maggior parte delle sperimentazioni stilistiche che il regista avrebbe perfezionato negli anni a venire.
L’innovativo uso dello split-screen (immagini divise in riquadri che mostrano diversi eventi contemporaneamente) è fortemente indicativo del senso che De Palma attribuisce all’utilizzo della tecnica cinematografica.
Nella memoria dello spettatore si imprimono così la lunga panoramica circolare di Blow Out, le riprese al museo di Vestito per uccidere, gli split-screen di Carrie, l’inquadratura a piombo su Al Capone-Robert De Niro ne Gli intoccabili, gli interminabili piani sequenza che aprono Il falò delle vanità e Omicidio in diretta, le piroette della macchina da presa nell’incipit di Carlito's Way.
Ogni opera di De Palma si caratterizza quindi per una forte impronta stilistica, persino Mission: Impossible. Il film, prodotto come è noto dal protagonista Tom Cruise, mostra il compromesso di De Palma per raggiungere il successo commerciale e riutilizzare il denaro per girare "i suoi film".

Le terribili sequenze volute da Cruise (una per tutte: il supereroe appeso al treno in galleria mentre un elicottero lo insegue rischiando di triturarlo con le pale) sono compensate dalla maestria con cui De Palma dirige le sequenze di tensione contenute nella pellicola. L’orchestrazione dell’operazione iniziale e la celebre scena all’interno della sala-bunker, in cui la vita di Tom Cruise è letteralmente appesa ad un filo, lasciano soprassedere sul resto.

I virtuosismi stilistici non sono però l’unica peculiarità di De Palma: il sapiente uso della colonna sonora, legata in gran parte al nome di Pino Donaggio, si accompagna ad una grande capacità di direzione degli attori. Si potrebbe obiettare che avendo a disposizione interpreti del calibro di John Lithgow, Sean Connery, Al Pacino, Sean Penn e Jon Voight chiunque avrebbe avuto vita facile.
In realtà, De Palma è sempre riuscito ad ottenere prestazioni ottimali anche da parte di nomi di secondo piano utilizzati in diverse occasioni, come la ex moglie Nancy Allen, William Finley, Margot Kidder e Dennis Franz.
Analizzare l’opera completa di De Palma richiederebbe la redazione di un testo di centinaia di pagine.
Il piccolo omaggio che gli abbiamo dedicato ha semplicemente lo scopo di illustrare parte dei motivi per cui è dimostrabile, anche in questo caso, che non sempre la critica ufficiale porta lo spettatore sulla strada giusta.

 

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