Ecco un'altra opera di Lynch in puro "stile Twin Peaks".
La trama scorre via lentamente, a tratti in maniera illogica ma sempre
con una buona dose di suspense, fino ad una conclusione imprevedibile e
sconvolgente.
Il genio di David Lynch torna prepotentemente in scena, sorretto da due donne
intense e bellissime (Naomi Watts è Betty, Laura Helena Harring interpreta Rita).
Gusto della visione, delirio, satira sul mondo del cinema (soprattutto
nelle sequenze dei provini di Betty e delle vicende personali del
regista interpretato da Justin Theoroux) e messa in scena esemplare del
sottile
confine fra sogno e realtà, conforto ed incubo.
Lynch descrive minuziosamente la personalità di due protagoniste
opposte e complementari, inserite sullo sfondo di un universo ricco di
avvenimenti apparentemente insensati ma carichi di metafore e capaci di
conferire ordine alla
pazzia che pervade sottilmente il copione.
L'inattesa conclusione costringe lo spettatore a ripercorrere
velocemente gli eventi cui ha appena assistito: un viaggio a ritroso
nella memoria visiva che lascia immediatamente intuire come "non tutto
torni". Il film di Lynch, infatti, non ha un finale-shock "classico":
non è sufficiente ripensare a tutto ciò che si è appreso sui
protagonisti per comprendere appieno le loro azioni, i loro legami con
i personaggi minori o il senso di ciascuna sequenza.
Il processo di ricostruzione lascia spazio all'immaginazione del
singolo: non c'è un unico modo di interpretare il film, così come non
c'è modo di ricondurre tutto quello che abbiamo visto alla spiegazione
conclusiva. Alcune delle sequenze più stravaganti, dal sapore
squisitamente
onirico, restano fini a se stesse in un gioco che Lynch ha voluto per mettere alla prova, come sempre, la fantasia del suo pubblico.
Mullholland Drive ha vinto ex-aequo il premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2001 (a pari merito con Joel Coen per
L'uomo che non c'era).
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