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I fiumi di porpora PDF Stampa E-mail
sabato, 28 maggio 2005 15:36

TRAMA
Il commissario Niemans viene inviato in una cittadina universitaria per indagare su un cruento omicidio. Qui entra in contatto con la polizia locale e con gli strani abitanti della cittadina, ossessionati dall'Università e dalle sue regole. Con l'aiuto di un giovane collega, Niemans riuscirà a risolvere il caso e a svelare il terribile segreto della città.



Titolo originale
Les rivières pourpres
Regia
Mathieu Kassovitz
Origine e anno
FRA, 2000
Genere
Thriller
Durata
130'
Interpreti
Jean Reno, Vincent Cassel, Nadia Fares, Dominique Sanda, Jean-Pierre Cassel
Uscita DVD
14/07/2002
Distribuzione
DNC
Formato video
2.35:1
Audio
Dolby Digital 5.1
Lingue
Italiano, inglese, francese
Contenuti extra
Dietro le quinte, filmografie, trailer



RECENSIONE
Crudo, spietato, inquietante e sorretto da un'ottima fotografia e da un'ambientazione tanto surreale quanto attraente, I fiumi di porpora è davvero un ottimo film… Almeno per i primi tre quarti.
Peccato, infatti, che tutto venga rovintato dal pessimo finale, che riesce a far crollare un buon film nel giro di due minuti e lascia allo spettatore un brutto ricordo: quello del classico thriller dozzinale. La trovata risolutiva è affrettata, "appiccicata" ad una storia che sembra sporgersi oltre le sue possibilità. Potremmo suggerire una decina di finali alternativi più efficaci, ma per non togliere il gusto della visione di un gradevole "tre quarti di film" ci asterremo dal farlo.
La parte iniziale e centrale del film, sorretto da due ottimi protagonisti (Reno e Cassel), sfrutta sapientemente l'archivio dell'immaginario cinematografico sui serial killer, spingendosi oltre i confini di ciò che molti altri film di genere osano mostrare. La brutalità e l'efferatezza dei delitti viene integralmente restituita al pubblico, che se ne serve per appassionarsi al mistero che avvolge la bizzarra cittadina universitaria in cui è ambientato il dramma.
La regia (sempre ad eccezione del finale) è originale ed efficace: al servizio di una fotografia che gioca molto con le ombre e i chiaroscuri, la macchina da presa passa da riprese in soggettiva a brevi piani sequenza che risultano funzionali allo stile narrativo.
Il film è tratto dal romanzo omonimo di Jean-Christophe Grangé, che si è occupato personalmente dell'adattamento insieme al regista Mathieu Kassovitz.
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