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La vita è un telefilm
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Intervista a Chiara Poli su RadioCitta’Fujiko
Qui potete scaricare il file audio dell'intervista di Chiara Poli su RadioCitta’Fujiko durante il programma Pandemonium del 30 maggio 
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Intervista a Chiara Poli su radio DeeJay
Qui potete scaricare il file audio dell'intervista di Chiara Poli su Radio DeeJay durante il programma Vickipedia del 14 maggio, condotto da Vic.Disponibile anche in streaming sul sito di Deejay  
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"La vita è un telefilm", in libreria
Il "gran giorno" è arrivato: dal 30 aprile 2008 è disponibile in libreria "La vita è un telefilm", il libro firmato da me e da Leo Damerini (autore de Il Dizionario dei Telefilm e Direttore Artistico del Telefilm Festival). Si tratta di una raccolta di oltre 2000 frasi tratte da quasi 300 diverse serie tv che hanno fatto la storia del piccolo schermo. Le frasi sono suddivise in circa 300 categorie, per facilitare la consultazione e per rendere più gradevole la lettura del volume: quasi 400 pagine di battute, perle di saggezza, citazioni di telefilm nei telefilm, verità più o meno assolute sui grandi temi della vita. Di seguito riporto il comunicato stampa, in cui troverete maggiori dettagli sulle serie presenti nel libro, sull’organizzazione del volume e – soprattutto – sullo scopo di questa pubblicazione: affermare, una volta per tutte (in caso ce ne fosse ancora bisogno) che i telefilm, nel loro “piccolo”, possono cambiarci la vita… 
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Telefilm e violenza PDF Stampa E-mail
mercoledì, 28 maggio 2008 00:00
Siamo sempre lì. Non se ne esce, evidentemente. È un po’ come la storia dell’uovo e la gallina.
Più di dieci anni fa mi sono occupata per la prima volta dell’argomento, portando avanti una ricerca universitaria sul rapporto fra cinema e violenza. Il dibattito è (e probabilmente sarà sempre) aperto: un film – o un telefilm – può spingere qualcuno a commettere atti criminali? Il cinema e la tv causano un aumento della violenza?
I visitatori più giovani non lo ricorderanno, ma molti anni fa ci fu uno dei tanti casi che portarono alla gogna mediatica i responsabili di rete. Italia 1 trasmise in prima tv il film Schegge di follia (Heathers, 1989, con Christian Slater e Winona Ryder), una feroce parodia (portata ovviamente all’estremo) dei discorsi (inutili) sul disagio giovanile e sul suicidio fra i giovani, raccontati attraverso le folli gesta ed il rapporto fuori dagli schemi fra i due protagonisti.
In una scena del film, per sottrarsi ad un possibile omicidio Winona Ryder finge di impiccarsi, facendo credere al suo potenziale assassino di essere già morta. Poco dopo la messinscena, la madre dell’adolescente Winona entra in camera sua, la trova impiccata, e mentre è sotto shock vede la figlia muoversi e parlarle. La donna, naturalmente, sfiora l’infarto. Ed ecco il “caso”: un quattordicenne della provincia di Milano (sempre se non ricordo male: parlo di molti, molti anni fa), solo in casa, pensa di fare uno scherzo ai suoi genitori e copia il “trucco” della Ryder. Ma qualcosa va storto, e il ragazzo rimane ucciso per davvero.
Per settimane, dopo l’episodio, la rete venne accusata di aver trasmesso un film che istigava alla violenza, che parlava dei giovani e del tema del suicidio con leggerezza e che, soprattutto, fin dal principio lasciava presagire conseguenza tragiche come quelle che si verificarono. Okay, forse non era esattamente un film da prima serata (e lo dice una che è CONTRO ogni genere di censura), o almeno non lo era ai tempi del fatto (quando, cioè, gli spettatori più giovani erano molto meno smaliziati rispetto ad oggi), ma da qui ad accusare il cinema e la tv di uccidere, ce ne passa. Lo sfortunatissimo quattordicenne è stato imprudente. Si sa che al cinema fanno le cose “come per magia”, l’idea di copiare non è mai felice, in partenza.
Ho pensato di raccontarvi questo episodio per due motivi: il primo è che rappresenta un caso-limite che descrive uno sfortunato episodio in cui non è stata "copiata" una "scena violenta", bensì un drammatico episodio in cui un giovane, disgraziatamente, ha fatto "cattivo uso" di un'idea infelice (che nasce infelice di per sé, a meno che non si sia esperti di effetti speciali). Il secondo motivo è questo: quanto è successo dopo la trasmissione di Schegge di follia riassume abbastanza la mia posizione sull’argomento. Ovvero: dispiace, e moltissimo, che un giovane abbia perso la vita per un “gioco” finito male. Ma si è trattato di un tragico incidente, di un’imprudenza finita male. Non certo di una “malvagia ispirazione” dettata dal cinema e trasmessa dalla tv. Almeno per come la vedo io. Dispiace, fa riflettere... Ma resta un "gioco" finito male, che per me nulla ha a che vedere con il cinema. Altrimenti, se contassimo tutti gli incidenti in qualche modo legati a scene viste al cinema, non smetteremmo - ahimé - mai di contare.
Non so se riesco a spiegare bene il senso di ciò che episodi come questo suscitano in me, ma so che il dolore per una disgrazia non mi ha mai spinta a pensare che la "colpa" di un incidente potesse essere legata ad un libro, ad un film, ad un programma tv... Io sono dell'avviso che quando accade qualcosa di così sgradevole, le ragioni vadano ricercate in quella che è la spiegazione più semplice: in questo caso, lo sfortunato protagonista del fatto di cronaca non aveva i mezzi per distinguere la fantasia (del cinema, della tv, di qualunque altra forma narrativa) dalla realtà. Nessuno, probabilmente, gli aveva spiegato che quel che si vede sul grande (o piccolo) schermo non viene creato così, su due piedi. L'arte dell'illusione è spesso ingannevole... Ma dovrebbe anche essere chiarita dalla famiglia, dalle strutture scolastiche, o da chiunque altro abbia il compito di insegnare ad un giovane l'importanza di riconoscere i messaggi "veri" da quelli artefatti. 
Del resto, quando ho scritto il manifesto programmatico dei M.I.T.I., mi sono rifatta al motto “No alla censura, sì al buonsenso”. E non mi sembra molto sensato che, puntualmente, quando si verifica qualche brutto fatto di cronaca – già di per sé doloroso – opinionisti e presunti esperti vari finiscano sempre per tirare in ballo il “Male” insito nel cinema e nella tv.
Voglio dire: tanto per cominciare, se si cita qualcosa si deve citare qualcosa che si conosce profondamente.
Soprattutto, sarebbe il caso di smetterla di pensare che la gente sia idiota (passatemi la finezza) e non sia in grado di pensare con la propria testa, bevendosi tutto ciò che vede in tv. Noi spettatori, cari esperti, non siamo affatto idioti.
E i fans dei telefilm, in particolare, non sono tanto sprovveduti da non cogliere l’ironia, o il sarcasmo, o le provocazioni. Siamo un filino più intelligenti di ciò che gli esperti pensano.
Anche perché, altrimenti, non si spiegherebbe il grande successo mondiale di serie come C.S.I., Buffy o Lost e l’assenza di orde di fans impazziti pronti ad impalettare presunti vampiri, a decapitare sospetti demoni, a sparare a sussurratori improvvisati o a cercare di commettere il delitto perfetto per “fregare” la scientifica…
Basta, Signori Esperti. Svegliamoci, Signori Esperti!

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