Nel 1956 il
cinema italiano subì una
battuta d'arresto, con un impressionante calo nella vendita dei
biglietti: la televisione aveva fatto il suo trionfale ingresso nel
nostro Paese.
Negli anni del
boom economico e del miracolo italiano, un
numero sempre maggiore di cittadini poteva permettersi il televisore,
la vespa, l'automobile e le vacanze al mare. La Rai iniziò a
trasmettere i
primi telefilm dal successo internazionale come
Lassie e
Perry Mason.

"
The Twilight Zone"
è un termine aeronautico riferito a quella fase dell'atterraggio in cui
si perde di vista la linea dell'orizzonte. Rod Serling lo scelse per
identificare una delle serie tv più celebri di tutti i tempi:
Ai confini della realtà, nata nel 1959 e prodotta - visto lo strepitoso consenso del pubblico - fino al 1964.
Da noi venne trasmessa per la prima volta dalla Rai nel
1962.
Gli italiani assistevano rapiti alla materializzazione di universi
paralleli, realtà diverse, infinite possibilità create dagli elementi
che alterano la nostra percezione.
Gli episodi
antologici (cioè senza cast fisso o personaggi
ricorrenti, ad eccezione del narratore) animavano le ombre delle nostre
coscienze, ponendoci di fronte alle scelte che agiscono sul destino. Il
successo della serie sta proprio qui: far riflettere lo spettatore
sulla varietà delle soluzioni che si generano dal medesimo punto di
partenza. Sono le nostre azioni, insomma, a determinare il corso degli
eventi.
Il
21 luglio 1969, mentre tutto il mondo aspettava col fiato sospeso le immagini della conquista della Luna, la Rai trasmise due episodi di
Ai confini della realtà.
Un'intera generazione di italiani porta la serie nel cuore,
associandola al ricordo nostalgico di un evento unico ed irripetibile.
Le ragioni per cui il gusto di rivedere oggi il capolavoro di Serling è
rimasto intatto, a dispetto di soluzioni stilistiche datate agli occhi
dei più giovani, vanno ricondotte agli stilemi narrativi e
all'universalità della
condizione umana.
Ai confini della realtà è ancora in grado di sorprenderci, catturarci, farci fantasticare. Senza adagiarci nell'attesa di un rassicurante happy-end.
La seconda stagione fa il pieno di stelle
30 settembre 1960: parte in America la seconda stagione di
Ai confini della realtà.
Forte del primo dei due Emmy Awards che vincerà, Rod Serling si serve
di illustri collaboratori per la stesura delle sceneggiature (fra cui
Ray Bradbury, autore di
Fahrenheit 451) e di registi di primo piano come Don Siegel (
L'invasione degli ultracorpi), Jacques Tourneur (
Il bacio della pantera) e un giovanissimo Richard Donner (
Arma letale).
Fra gli interpreti, ospiti della seconda stagione, spiccano William Shatner (il futuro capitano Kirk di
Star Trek) e Martin Landau, destinato ad impersonare il capitano Koenig in
Spazio 1999.
C.P.
Pubblicato sul N.166 (ottobre 2003) di "Satellite"