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Contro-Osservatorio TV: Ugly Betty PDF Stampa E-mail
Scritto da Chiara   
mercoledì, 27 giugno 2007 00:00
Uno dei principali obiettivi di M.I.T.I., come abbiamo subito chiarito, è quello di aprire un dibattito costruttivo sul tema della censura e del trattamento subìto da film e telefilm in tv.
Per fare questo, naturalmente non si può evitare di chiamare in causa alcuni degli organi di controllo sulla tv, organi più o meno ufficiali. E da noi ce n'è uno, non propriamente ufficiale (e con questo intendiamo: non "istituzionale", ministeriale o governativo insomma) che ha un grande potere. Si tratta di un gruppo particolarmente noto ai fans delle serie tv: il Moige (Movimento Italiano Genitori).
Che da anni, ahimé, pubblica regolarmente sul suo sito un report periodico dell’Osservatorio TV. Ovvero: una raccolta delle segnalazioni (negative, propositive e positive) raccolte dal Moige nell’arco di un dato periodo. Per ogni report dell’Osservatorio Media (ebbene, sì: osservano TUTTO) vengono riportati i programmi tv e le pubblicità più contestati, e i programmi più apprezzati.
Sbirciamo, quindi, cosa dicono i ‘nostri’ genitori. Che, per carità: mostrano grande impegno (accanimento?) nel far pervenire le loro opinioni (motivate?) all’Osservatorio TV. Peccato che, se mostrassero altrettanto impegno nel discutere di ciò che i loro figli vedono in tv INSIEME ai loro figli, appunto, forse risparmierebbero qualche telefonata di segnalazione all’Osservatorio. E qualche migliaio di euro in psicoterapia. Il problema principale della tv è che è come il calcio: sono tutti esperti…
Nel caso della tv, in molti casi è vero: i fans si documentano, leggono, analizzano, studiano. Il Moige… Beh, non proprio.
Citiamo un esempio, tanto per farvi capire di cosa stiamo parlando: la serie più apprezzata del mese di maggio è – prevedibilmente – Ugly Betty.
 
Ecco cosa scrivono del telefilm (link):
Ugly Betty, la nuova situation comedy sbarcata nel palinsesto di Italia 1 in prima serata, il venerdì, è veramente uno spasso. Prodotta da Salma Hayek, l’attrice messicana famosa in tutto il mondo, e in onda dallo scorso settembre sul canale americano ABC, ‘Ugly Betty’ ha letteralmente spopolato anche in Italia. La ricetta del suo successo è semplice, ma estremamente efficace. Una ragazza, oggettivamente non bella fuori, ma che dentro porta un tesoro di bellezza che le consentirà di esaudire i suoi sogni. Betty Suarez, la protagonista, una ragazza di origine latino-americane, tutt’altro che avvenente, comincia a lavorare nella redazione del magazine ‘MODE’, un rotocalco di moda, in un ambiente fatto di Barbie in carne e ossa e stereotipi borghesi d’ogni genere. Derisa al principio dai colleghi perché estremamente sgraziata e fuorimoda (la capigliatura e gli accostamenti di colori dei suoi vestiti disegnano perfettamente il suo personaggio come una macchietta), con la sua semplicità e con il solo merito della sua intelligenza riesce a conquistare le simpatie dei colleghi e a farsi valere sul lavoro. Ma non solo, viene riabilitata socialmente nonostante il suo bizzarro aspetto fisico, cosa di questi tempi assai rara, vista la tendenza ad emarginare coloro che non si vestono alla moda, che non hanno un look trendy o che non somigliano ai personaggi del jet-set. Dire, chi è bello dentro, lo diventa anche fuori, in questa sit com acquista un valore tutto particolare, perché, la bellezza di cui si parla è tutta interiore, senza star a badare a forme perfette chirurgicamente modificate, a lustrini, o a apparenza senza sostanza. Italia 1, la rete che trasmette Ugly Betty, non fa che guadagnare punti, non solo negli ascolti, ma anche in termini di contenuti, perché riprende la sua vocazione d’origine, quella di tv per ragazzi, volta alla sperimentazione di nuovi generi per adolescenti e bambini, sempre a fine educativo

Non contesterò l’opinione su Ugly Betty (liberissimi di averne una anche i membri dell’Osservatorio TV, ci mancherebbe). Mi limiterò a segnalare alcune imprecisioni, chiamiamole così, volte a supportare la mia affermazione precedente (ovvero: all’Osservatorio TVdel Moige non si sono documentati… sulla tv. O almeno sui telefilm).
Tanto per cominciare: Ugly Betty NON è una sit-com. Senza entrare nel merito di un discorso complesso (benché interessante) basti dire che la sit-com, per definizione, dura intorno ai 20’ a episodio. Uno show che ne dura in media 40’ è un telefilm, un serial, una serie. Chiamatelo come volete. Ma non sit-com.
Secondo punto (potrei accanirmi sulla definizione di Salma Hayek, ma per questa volta sorvolerò. Stessa cosa farò sulle imprecisioni lessicali. Mi sento particolarmente buona, oggi): mi limiterò a farvi notare come sia fuori luogo quell’accenno alla “riabilitazione sociale” di cui Betty sarebbe portatrice (da cosa deve riabilitarsi? Dall’essere bruttina o dall’appartenere ad una minoranza etnica? Cosa vogliono insinuare?) e, soprattutto, come Ugly Betty sia stata profondamente travisata. Lo si capisce dall’ultimo periodo del testo, in cui si afferma che questa serie permette a Italia 1 di riacquistare la sua identità di “rete per ragazzi”. Ora, la domanda che vi pongo è semplice e diretta: secondo voi, il target ideale (quello cercato dagli autori, per intenderci) di Ugly Betty sono i ragazzi?
Per forza, poi, che in famiglia si consumano dei drammi: se abbiamo problemi ad identificare quali sono e quali non sono i programmi per ragazzi, non stupiamoci se i nostri figli seguono i programmi sbagliati. No?
 

P.S.:
Lo so che esula un po’ dal contesto, ma vorrei che vi faceste rapidamente un’idea di chi avete di fronte quando consultate il sito del Moige. E capirete perché abbiamo creato M.I.T.I.

Dal report di un mese a caso del 2003:

“Programma per bambini più protestato: “I Simpson”(Italia 1)”
Spiegateglielo voi che I Simpson NON sono un programma per bambini, perché io non saprei da che parte cominciare. Pur con tutta la buona volontà del mondo
Dal report del mese di maggio 2007:

Programma più gradito:
•“Milan - Liverpool” Partita finale di Champions League mercoledì 23 ore 20.30.
Sempre entusiasmanti le partite di coppe internazionali, soprattutto se con una squadra italiana in gara. Un momento di passione sportiva che riesce a riunire tutte le tifoserie in sostegno della squadra italiana. Occasione che per qualche momento unisce padri, figli e fratelli. Mi chiedo, quindi: se sono una donna devo stare in cucina mentre mio marito, mio fratello o mio padre guardano la partita? Parliamoci chiaro. Noi cercheremo di essere sempre e comunque costruttivi. Ma sarà difficile trovare dei punti d’incontro, partendo dal presupposto che noi pensiamo di muoverci in un mondo in cui le donne non avranno ancora raggiunto la totale parità di trattamento, ma sicuramente possono guardarsi una partita di calcio in tv. Se a mariti, padri e fratelli non dispiace, ovvio…


E concludiamo con (dal mese di marzo 2007):

Film più gradito:
• “Lost”
Anche questa seconda serie ha riscontrato subito gradimento ricalcando lo stesso stile della prima. Interessante introspezione dei personaggi; storie difficili, spesso drammatiche, che si risolvono in positivo grazie alla volontà di riscatto dei protagonisti che, riconoscendo i propri limiti e i propri errori, cercano comunque in se stessi e pure nella solidarietà altrui la possibilità di una nuova vita. Il telefilm però presenta situazioni forti, di tensione drammatica spesso non adatta ai minori.
(Note: stagione, non serie. E in ogni caso, chiunque può testimoniare che la seconda stagione è profondamente diversa dalla prima. Cosa avrà mai ricalcato? È un mistero…)

Film più protestato:
• “N.C.I.S.”
Sempre numerose segnalazioni per le immancabili scene raccapriccianti di cadaveri sezionati e altre immagini forti assolutamente inadatte all’orario di prima serata.
Non commenterò oltre perché sono stremata. Mi limiterò ad una domanda: Lost sarebbe adatto ad un pubblico di minori… talvolta? (Se dicono che spesso non lo è… Significa che a volte lo è?). E NCIS non lo è mai? Ho capito bene? Perché a questo punto, lo confesso: inizio ad essere confusa anche io…
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