lunedì, 06 febbraio 2012 09:46
SchermoTV Profilo Facebook di Chiara Poli
Home
M.I.T.I.
News
DVD
Articoli
Cerca
Affiliati & Amici
Contatti
F.A.Q.
Nome Utente

Password

Ricordami
Hai perso la password?
Non ci conosciamo? iscriviti gratis qui
La vita è un telefilm
Ammazzavampiri
Affiliati
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Chi c'è in linea
Abbiamo 16 visitatori online
M.I.T.I. PDF Stampa E-mail
lunedì, 25 giugno 2007 20:02
Le idee di M.I.T.I.
1) Esiste il telecomando: usiamolo.
Da anni, ormai, veniamo sommersi da polemiche riguardanti la violenza in tv. I prodotti che subiscono più di tutti le critiche dei telespettatori, preoccupati dalla cattiva influenza che la tv potrebbe avere sui loro figli, sono soprattutto film horror e telefilm (ma “ce n’è” anche per cartoni animati, telegiornali, programmi d’intrattenimento di ogni genere…). M.I.T.I. nasce con lo scopo di far sentire anche la voce di chi si oppone alla censura, non “per principio” ma con cognizione di causa: il dibattito sui “pericoli” di cinema e televisione è decennale e non abbiamo certo la pretesa di risolverlo qui. Vogliamo semplicemente farci sentire, vogliamo ricordare che la tv è un elettrodomestico, non una baby-sitter improvvisata. La televisione non è un bene di prima necessità, nessuno è costretto ad averla in casa o a lasciarla alla mercé dei propri figli. E la famigerata fascia protetta non dura tutto il giorno: anche i telespettatori che non si accontentano solo dei reality show o delle soap operas (per altro infarcite di messaggi negativi molto più di qualunque telefilm di medio livello, volendo essere pignoli) hanno diritto a trasmissioni di qualità.

2) No alla censura. Sì al buonsenso
In queste pagine non abbiamo intenzione di dichiararci promotori della teoria “in tv va bene tutto”, anzi. La nostra idea è quella di schierarci a favore delle trasmissioni ingiustamente demonizzate. Attaccare un telefilm perché tratta temi come l’omosessualità, il sesso o la tossicodipendenza, a nostro parere è insensato. Censurare innocenti baci o dichiarazioni d’amore, o scandalizzarsi per la violenza di un film o un telefilm in cui i “cattivi” vengono uccisi dai “buoni”, nel nostro secolo pare del tutto fuori luogo. I film dell’orrore e le serie tv, oggi come non mai, sono il frutto del lavoro di esperti registi e sceneggiatori, che si servono di messaggi “nascosti” dietro i mostri o la violenza per lanciare messaggi che, alla fine, risultano sempre essere positivi. O quasi sempre. Fatto sta che scegliere il senso di tali messaggi spetta allo spettatore.
Le reti televisive hanno delle regole da seguire: nessuno ha nulla da obiettare in proposito. Ma quando le scelte delle stesse reti vengono forzate dal “rischio” di incorrere in denunce per “traumatizzazione colposa” di minore (passateci un termine che abbiamo voluto coniare per sintetizzare con ironia ciò di cui si parla), allora la libertà dei telespettatori intelligenti viene limitata. Non potremmo, paradossalmente, essere traumatizzati NOI dalla soppressione di un telefilm o dalla censura di un film di Stanley Kubrick, di Martin Scorsese o di Brian De Palma? Non siamo cresciuti anche noi con la tv in casa, con programmi “violenti” e “pericolosi”, senza riportare alcun danno? Il problema, allora, forse non è la tv: il problema è chi, quell’elettrodomestico chiamato televisore… Non lo sa proprio usare.
3) Ognuno ha il diritto di sostenere ciò in cui crede
Come tutti sanno, ci sono diverse associazioni che si occupano del monitoraggio dei programmi tv, traendo conclusioni sugli elementi negativi contenuti nelle singole trasmissioni. Noi facciamo lo stesso, solo che ci rivolgiamo ad altri prodotti televisivi. E monitoriamo le trasmissioni tv anche per capire, per comprendere davvero cosa sta cambiando nel mondo della televisione.
Gli aderenti al nostro gruppo, che è in sostanza un gruppo di amici che ha voluto trovare la definizione scherzosa di M.I.T.I. scegliendo – volutamente – un acronimo un po’ provocatorio, si limita a difendere la propria posizione. Da troppo tempo sentiamo solo lamentele “a senso unico”.
Anche noi vogliamo lamentarci di cosa ci perdiamo a causa di un pubblico televisivo con una mentalità ancora troppo ancorata ai decenni passati.
La gloriosa storia della tv che “educa”, che insegna la lingua e che avvicina ai grandi classici della letteratura (potremmo citare decine di film horror che fanno la stessa cosa: Dracula o Frankenstein non sono classici della letteratura gotica?) è finita. Da tempo. Da così tanto tempo che i trentenni di oggi non hanno praticamente fatto in tempo a conoscerla. Ne hanno solo sentito parlare. Il nuovo millennio ha spalancato le porte a ritmi frenetici, linguaggi sempre più espliciti, messaggi sempre più provocatori con il solo scopo di aprirsi un varco in mezzo a un numero sempre maggiore di produzioni. E di competere con altri messaggi , quelli attraverso i quali ogni trasmissione tv bombarda i suoi spettatori. Ogni trasmissione, di qualunque genere. I messaggi pubblicitari. I messaggi “falsi”, che vogliono fare il ritratto di un Paese idealizzato. Un Paese che, lo sappiamo tutti (basta guardarsi in giro) non esiste. Ci sono sicuramente cose più urgenti delle serie tv e dei film maltrattati, di cui occuparsi. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare…
Il sito SchermoTV ed i suoi contenuti originali sono pubblicati sotto licenza Creative Commons Creative Commons License