L’unico modo di sfuggire a questa logica era rappresentato dall’acquisto dei contenuti direttamente da parte dell’utente, prima con videocassette, poi con DVD (in bassa o alta definizione) e molto più raramente con l’acquisto on-line da portali di contenuti, pur con mille problemi in protezioni ed interoperabilità.
In molti sostengono che sarà quest’ultima la vera via da seguire per il futuro, soprattutto lo sostiene - naturalmente - chi questi contenuti li produce e li distribuisce. Fino ad oggi, infatti, l’unico modo efficace per realizzare un progetto di distribuzione dei contenuti è quello di realizzare una struttura server che metta a disposizione lo scaricamento di file (in modo più o meno protetto) o che implementi una tecnologia di distribuzione video in streaming con struttura unicast (una struttura uno a uno tipica del video on demand) o multi cast (uno a molti, tipica dello streaming video di tipo broadcasting). Come potete immaginare i costi di una struttura di questo tipo diventano esorbitanti col crescere del numero degli utenti, e chi si può permettere questo tipo di investimenti sono solo grosse realtà commerciali. Ne sono un esempio i progetti come la
IPTV o la NetTV, che per come si stanno evolvendo sembrano studiati proprio per i grossi carrier di telecomunicazioni che possono permettersi ingenti investimenti nel settore per ricavarne profitti dai servizi a valore aggiunto: ne sono un esempio in Italia i servizi TV offerti da Telecom o Fastweb abbinati ai propri abbonamenti Internet.

Ma c’è sempre chi si muove controcorrente ed una volta tanto pensa a Internet per il suo vero valore, cioè quello di una rete di comunicazione nella quale ogni nodo si comporta in modo paritario verso gli altri e l’accesso alle informazioni deve essere condiviso e non “pilotato”; è nato in questo modo un progetto chiamato "
The Venice Project" dai suoi due creatori
Niklas Zennström e
Janus Friis, già noti alle cronache per un paio di “prodottini” come
Kazaa e
Skype. Il primo è una delle maggiori piattaforme di file sharing più utilizzate al mondo ed il secondo è l’applicazione VoIP più diffusa… entrambi basati sul medesimo meccanismo del
peer to peer.
In termini molto semplicistici ogni informazione che deve transitare su internet viene suddivisa in pezzetti e consegnata a più utenti. In questo modo chi vorrà accedere a quell’informazione lo potrà fare sfruttando contemporaneamente l’accesso a molte risorse.
Lo stesso discorso vale per le informazioni televisive, che possono essere diffuse ad un certo numero di utenti, che le ridistribuiscono a loro volta rendendo l’accesso facile e conveniente sia per chi vuole usufruire delle informazioni, che per chi le mette a disposizione. Il vero vantaggio è che più un contenuto è richiesto, maggiore sarà il numero di persone che lo visualizzano e che contestualmente lo mettono a disposizione di altri utenti che vorrebbero vederlo; in questo modo si crea una distribuzione di contenuti basata sulla collaborazione fra gli utenti e non su un server centralizzato, con il vantaggio di abbattere a valori irrisori gli investimenti per l’accesso a tale tecnologia. La logica è la medesima delle piattaforme di file-sharing o di strumenti come bittorrent. Un primo utente condivide una risorsa e più gli utenti la utilizzano e più questa diventa disponibile per tutti gli altri.
Dalle prime fasi embrionali "
The Venice Project" si è evoluto in qualche cosa di più concreto trasformandosi in
Joost, una vera e propria applicazione sviluppata in
XULRunner, un’interfaccia semplice e leggera basata su codice XML sfruttata da applicazioni diffuse come
Firefox o
Thunderbird. Ma vediamo di che cosa si tratta.
Per prima cosa c’è da dire che
Joost è ancora in fase di
Beta e non è aperta a tutti ma in questa fase è possibile accedere solo mediante invito di un membro iscritto; la fase di testing dovrebbe concludersi comunque nel giro di poche settimane per poi essere lanciato ufficialmente al pubblico. La programmazione inoltre, per ora, è quasi esclusivamente in lingua inglese.

Un altro limite, per ora, è che è possibile fruire delle trasmissioni solo da PC.
Joost si presenta con un’interfaccia utente molto semplice e ben disegnata, che si presta ad essere controllata con pochi gesti: al primo avvio, dopo una veloce registrazione gratuita al servizio ci troviamo subito nel pieno delle trasmissioni.
Joost per ora mette a disposizione circa
120 canali ma il numero è destinato ad aumentare esponenzialmente con la sua diffusione; Il menù permette di fare una ricerca organizzata per generi (Cartoon, Comedy, Documentari, Musica, Sport, ….), o per canali aggiornati più di recente o i più popolari. E’ possibile persino fare una ricerca testuale sul programma desiderato. La scelta va dai canali dedicati ai vari generi musicali, passando dall’intrattenimento, alle con sit-com, all’horror o a un canale dedicato al cinema muto o ai corti televisivi, alla fantascienza, ai canali dedicati ai viaggi, alle notizie, alle auto, per arrivare al canale di Lassie, sul quale vengono riproposte tutte le puntate del celebre telefilm del Collie più famoso del mondo. Agli uomini segnalo invece il canale delle modelle di Sport Illustrated.

Una volta selezionato il canale, la programmazione partirà automaticamente e comincerà a proporre in sequenza tutto il palinsesto…. Ma qui viene il bello. Dal comodo pannello di controllo è possibile mettere in pausa la trasmissione, andare ad un punto specifico o rivederla quante volte vogliamo, possiamo decidere anche di saltare quel programma e passare a qualcos’altro disponibile sul canale scegliendolo direttamente dalla lista di programmi di quel canale, insomma una vera televisione on-demand, dove possono trovare spazio un’infinità di canali e trasmissioni. Nella sezione MyJoost è possibile, sempre mentre si sta guardando il canale, attivare una serie di Widget, cioè delle applicazioni che arricchiscono il contenuto. Si trovano informazioni sul programma che stiamo guardando in quel momento, possiamo dare una valutazione del programma o chattare su un canale dedicato a quella rete con altri spettatori mentre teniamo in sovraimpressione le ultime notizie flash.
Complessivamente la qualità audio/video non è altissima, ma direi paragonabile a quella delle trasmissioni in digitale terrestre del primo periodo ed assolutamente superiore ad un qualsiasi video di youtube o altri servizi simili; si notano alcuni squadrettamenti dell’immagine, soprattutto se le scene sono molto dinamiche, ma bisogna considerare il numero ancora relativamente basso di utenti e soprattutto la risoluzione video decisamente maggiore. Per il proprio sostentamento ovviamente sono necessari fondi esterni derivanti dalla pubblicità e nonostante la fase di beta si sono già visti dei brevissimi spot (3 – 5 secondi) all’inizio o alla fine di alcune trasmissioni; per il momento non è possibile eseguire registrazioni dei programmi trasmessi, ma la cosa sembra del tutto inutile visto che abbiamo la piena libertà di vedere e rivedere come e quando vogliamo qualsiasi programma.

E’ questo allora il nostro futuro? Sinceramente spero sia qualche cosa di molto simile; ci sono ancora molte cose da migliorare ed aggiungere, ma credo che sia, per chi la televisione la fruisce, la migliore prospettiva. Un posto dove si possa trovare il proprio spazio con minime risorse e che avvicini la comoda fruizione televisiva alle realtà di social network come YouTube o i PodCasting, cioè ambiti dove persino gli utenti possono produrre i loro contenuti per metterli a disposizione del mondo. Anche i grossi produttori di contenuti trarranno giovamento da una simile piattaforma, potendo risparmiare sui costi di trasmissione… insomma ci sono tutte le premesse perché questa sia veramente la TV del futuro.
Naturalmente siete invitati a darci le vostre opinioni o, se lo desiderate, scriveteci per chiedere un invito per provarlo.