THE A-TEAM: cronaca delle avventure di un gruppo di “pazzi scatenati”
“Dieci anni fa gli uomini di un commando specializzato operante in
Vietnam vennero ingiustamente condannati da un tribunale militare.
Evasi da un carcere di massima sicurezza si rifugiarono a Los Angeles,
vivendo in clandestinità. Sono tuttori ricercati. Ma se avete un
problema che nessuno può risolvere e se riuscite a trovarli… Forse
potrete ingaggiare il famoso A-Team”
Stephen J. Cannel e Frank Lupo, nel 1983 aveva già dato vita a diverse serie di successo:
Adam-12, Baretta, Ralph Supermaxieroe e tante altre.

L’idea di
A-Team
venne dalla volontà dei due autori di porre al centro di uno show
televisivo alla portata di tutti un gruppo di veterani del Vietnam.
Dopo la guerra, infatti, il collonnello John “Hannibal” Smith (George
Peppard) e i suoi amici “P.E.” Baracus (Mr. T), Templeton “Sberla” Peck
(Dirk Benedict) e H.M. Murdock (Dwight Schulz) decidono di mettersi al
servizio di chiunque abbia bisogno dei loro (efficienti) servigi.
Combattendo contro la criminalità e le ingiustizie, i quattro cercano
una collocazione all’interno della società, in un mondo e in un Paese –
l’America – che non sa bene come gestire i numerosi reduci di una
guerra discussa e dai risvolti oscuri.
La premessa di A-Team si fondava quindi su ragioni sociali, ma la
scelta dei produttori e degli autori ricadde su un’atmosfera “leggera”,
ricca di battute divertenti e di situazioni tanto assurde e divertenti
quanto pericolose. I protagonisti, vittime di un’incarcerazione
ingiusta, reagiscono al sopruso subìto cercando di aiutare tutte le
persone in cui si imbattono, a loro volta vittime di soprusi. Le
vicende vengono narrate tramite un linguaggio semplice e comprensibile
a tutti e – sebbene le conclusioni siano sempre prevedibili (come nella
gran parte delle serie tv dell’epoca) – funzionano a dovere permettendo
agli spettatori di affezionarsi gradualmente al gruppo di “adorabili
canaglie” e di appassionarsi alle loro avventure. Nei primissimi
episodi le azioni “punitive” dell’A-Team sfociavano in azioni più
violente di quelle che ricordiamo: gli autori vennero infatti spinti ad
alleggerire il carico, diminuendo drasticamente la quantità di morti
nelle puntate e controbilanciando la violenza con lo humour.
Oltre all’ironia sapientemente mescolata con l’azione, il punto di
forza dell’A-Team sono, naturalmente, i personaggi. Chi non ha più
avuto occassione di rivedere le loro avventure potrà non ricordarsi i
dettagli di ogni loro peripezia, ma sicuramente non ha dimenticato le
peculiarità di ciascun membro della squadra. George Peppard dà vita ad
un convincente ritratto di un ex colonnello dell’esercito che crede nei
valori del rispetto e della lealtà e vive alla giornata, preoccupandosi
maggiormente dei suoi uomini piuttosto che se stesso. Mr. T, con tanto
di catenoni d’oro al collo e “cresta” sulla testa, dipinge alla
perfezione un “gigante buono”, risoluto quando serve ma con parecchi
punti deboli, come la sua proverbiale – ed esilarante – paura di
volare. Dwight Schultz anima il più “pazzo” del gruppo, Murdock,
contribuendo con uno sguardo irresistibile e una serie di battute
indimenticabili, compresi i suoi famosi ululati. Dirk Benedict, infine,
sostituisce alla perfezione l’attore che era stato inizialmente
scritturato per il ruolo di Sberla, Tim Dunigan. Benedict è il
rubacuori del gruppo, ricco di charme e savoir faire e pronto a mettere
entrambe le qualità al servizio delle missioni.
I membri dell’A-Team hanno vissuto un’avventura lunga cinque stagioni
(98 episodi), finita nel giugno del 1987 su NBC, dove le storie di
Hannibal Smith e compagni avevano preso vita il 25 gennaio del 1983.
Dean Stockwell, Lance Henriksen, Dennis Franz, Hulk Hogan e Tia Carrere
sono alcune delle guest stars che presero parte al telefilm nel corso
degli anni. Fra l’84 e l’87 la serie ottenne solo due nominations agli
Emmy Awards, ma nel corso di diverse altre manifestazioni dedicate al
piccolo schermo ottenne diversi riconoscimenti, che dimostrarono il
grande affetto del pubblico per i personaggi.
Anche per l’A-Team, come per Miami Vice e molte altre serie già arrivate o in procinto di arrivare sul grande schermo (
Charlie’s Angels, Starsky & Hutch, Hulk),
si parla di un remake cinematografico. Dietro il progetto c’è
naturalmente Stephen J. Cannell, che ha comunicato di disporre già di
una sceneggiatura anche se per il casto non è stato fatto ancora alcun
nome. Cannell ha anche dichiarato di aver interpellato alcuni degli
attori della serie tv originale, chiedendo loro di partecipare al film
con dei brevi ma significativi cameo proprio come è stato fatto per
Starsky & Hutch.
I segreti di A-team
Per il ruolo di Hannibal Smith venne preso in considerazione l’attore James Coburn, che poi declinò a favore di George Peppard
Nel corso delle diverse stagioni, in molti episodi vengono attribuiti a
Sberla nomi diversi da quello di Templeton Peck, fra cui: Richard
Bancroft, Al Brennan, Al Peck, e Morrison Holmes
Il cast e i produttori erano intenzionati, all’inizio degli anni ’90, a
produrre un reunion movie per raccontare il destino dei personaggi
dell’A-Team. Ma dopo la morte di George Peppard il progetto venne
abbandonato
Durante la quarta stagione Mr. T annunciò che voleva lasciare il cast
dello show per dedicarsi ad altro, ma poi cambiò idea e ritornò sul set
I tempi di produzione del telefilm erano abbastanza “anomali”: la
maggior parte degli episodi venivano completati con circa un mese e
mezzo d’anticipo rispetto alla loro messa in onda
Chi li ha visti? ecco che fine hanno fatto gli interpreti di A-team
Dopo la chiusura della produzione di A-Team, il personaggio di cui si
parlò di più fu quello interpretato da Mr. T. L’ “omone” divenne
addirittura protagonista di una serie animata, e partecipò –
rigorosamente “addobbato” come P.E. Baracus – a diverse altre serie tv,
fra cui
Arnold.
Mr. T si è in seguito dedicato molto al doppiaggio di cartoni e film
per bambini, corredando il tutto con qualche comparsata in film per il
grande e piccolo schermo come
Judgement (2001).
George Peppard, indimenticabile protagonista maschile di
Colazione da Tiffany,
ha continuato a lavorare nel cinema dopo aver interpretato Hannibal
Smith in tv. Ha recitato in diverse produzioni tedesche e
internazionali, per poi dedicarsi a una tranquilla vita famigliare fino
al giorno della sua scomparsa, l’8 maggio del 1994.
Dirk “Sberla” Benedict non si è limitato a recitare per il cinema e a comparire in molte serie come guest star (
La signora in giallo, Walker Texas Ranger, L’ora di Hitchcock): l’attore è infatti passato dietro la macchina da presa, scrivendo e dirigendo i film
Christina’s Dream (1994) e
Cahoots (2000). Dopo aver prestato la voce al videogame ispirato a
Battlestar Galactica (2003), l’attore è attualmente impegnato sul set di
Strike!, annunciato per il 2005.
Dwight Schultz, dopo
A-Team,
non si è fermato un attimo: come il suo collega Mr. T si è dedicato
molto al doppiaggio, comparendo nel cast di film d’animazione come
Final Fantasy (2001) e
Animatrix (2003). Ha recitato anche in
Star Trek: Primo contatto (1996), nei panni del tenente Reginald Barclay. Attualmente sta valutando diversi nuovi progetti per cinema e tv.
I dettagli dell’edizione DVD
“A-Team”
2 dischi, distribuiti da Universal
Episodi Disco 1:
Mexican Slayride – parte 1
Mexican Slayride – parte 2
La guerra dei taxi
Episodi Disco 2:
Il mistero della mucca maltese
Il campione
Affitto con clausola mortale
Lingue: Italiano e inglese, con sottotitoli in italiano, inglese, danese, finlandese, francese e norvegese
Formato Audio: 2.0 Mono
Formato Video: 1.33:1
MIAMI VICE: combattere il crimine… con stile
Nel 1984 la Michael Mann Productions e la NBC firmarono un accordo per
la realizzazione di una nuova serie poliziesca. La “bibbia”, cioè il
testo contenente la delineazione dei personaggi e le vicende a grandi
linee, prevedeva nei panni dei protagonisti una coppia di poliziotti
dell’antidroga specializzati in operazioni sotto copertura. Fin qui,
niente di nuovo: un poliziesco come altri, con un’ambientazione forse
insolita (Miami non era mai stata la località più “gettonata” dalla tv)
ma con nessun segno davvero particolare. Ma quando Michael Mann, che di
lì a breve sarebbe diventato uno dei più stimati registi
cinematografici, espose nei dettagli la propria idea, la NBC capì che
si trovava di fronte a qualcosa di assolutamente innovativo. Non stiamo
parlando solo di poliziotti che girano su in Ferrari e Corvette vestiti
all’ultima moda, rivoluzionando l’icona classica del poliziotto-tipo
della tv. Non stiamo parlando nemmeno della colonna sonora infarcita di
hit e firmata da autori del calibro di Peter Gabriel, Tina Turner, Kate
Bush e i Genesis.
Ci riferiamo soprattutto alla nuova visione che
Miami Vice
offrì al pubblico americano del proprio Paese: una nazione in cui il
crimine riesce ad allungare i propri tentacoli dappertutto, con
organizzazioni criminali di alto livello e un forte controllo –
attraverso la corruzione – delle più alte cariche dell’autorità.
Inizialmente il progetto venne contestato duramente: non solo la tv non
avrebbe dovuto mostrare il “lato oscuro” dell’America, ma Miami in
particolare – località turistica per eccellenza – avrebbe visto la
propria immagine danneggiata da un’atmosfera troppo cupa e
pessimistica. Ecco perché la sigla del telefilm (la cui musica,
composta da Jan Hammer, è diventata addirittura un successo della dance
parade) è un insieme di immagini idilliache: tramonti spettacolari,
spiagge perfette, fenicotteri rosa e bellissime ragazze. Ai produttori
questo sembrò sufficiente per la salvaguardia del buon nome di Miami
(dove, per altro, il tasso di criminalità raggiungeva una delle quote
più alte di tutto il Paese) e così il progetto prese il via.

Nel
giro di pochissimi episodi, che fecero il loro esordio negli Usa nel
settembre del 1984, l’irascibile e istintivo James “Sonny” Crockett e
il più razionale e riflessivo Ricardo “Rico” Tubbs divennero i nuovi
eroi nazionali del piccolo schermo. I loro interpreti vennero
letteralmente catapultati nel firmamento dello star system e
Miami Vice
iniziò inaspettatamente a dettare moda. Brandon Fartikoff, allora
presidente della NBC, come è noto aveva detto a Mann: “Voglio due
poliziotti alla Mtv”. Detto, fatto: abiti dai colori sgargianti, una
fotografia ricca di contrasti (la stessa che caratterizzerà tutti i
capolavori successivi di Mann), colonna sonora di prima scelta e un
montaggio paragonabile a quello di un videoclip musicale contribuirono
a soddisfare Fartikoff e a creare il mito di
Miami Vice.
Ogni minimo dettaglio della scenografia e dei costumi veniva curato con
estrema attenzione per offrire al pubblico un prodotto “forte” ed
emotivamente coinvolgente dal punto di vista dei contenuti ma
estremamente glamour nella confezione. Questo spiega come mai Crockett
e Tubbs sono sempre in perfetto ordine (mai un capello fuori posto, a
meno che non si tratti di uno scontro davvero duro con i “cattivi”) e
perché Miami mostri solo il suo lato migliore: vi sfidiamo a trovare un
numero elevato di riprese ambientate in zone della città tetre, spoglie
o sporche.
La serie ottenne un tale successo che ne vennero realizzate cinque
stagioni, per un totale di 112 episodi. Fra questi, molti hanno
contribuito a rendere la serie indimenticabile, come la puntata doppia
in cui Sonny perde la memoria e crede di essere un assassino che lavora
per la malavita, arrivando ad uccidere diversi colleghi poliziotti e a
ferire il suo fedele collega Tubbs.
Fra le moltissime guest stars che presero parte a uno o più episodi del
telefilm ricordiamo Bruce Willis, John Turturro, Laurence Fishburne,
Frank Zappa, Vincent D’Onofrio, Stanley Tucci, Annette Bening, Viggo
Mortensen, Melanie Griffith (ai tempi amorevole consorte di Don
Johnson), Benicio Del Toro, Ben Stiller e Kelly Lynch.
La conclusione delle avventure dei due agenti della narcotici arrivò il
25 gennaio del 1990 con la seconda parte dell’episodio doppio
intitolato “Fine di un sogno”, che chiudeva l’avventura di
Miami Vice
con un finale amaro: a Tubbs e Crockett veniva affidato il compito di
proteggere uno dei “pesci grossi” del traffico di droga e in seguito ad
una serie di scoraggianti circostanze i due decidevano – amareggiati –
di lasciare il lavoro, gettando simbolicamente a terra i loro
distintivi. Questo finale venne duramente contestato perché dopo cinque
anni di peripezie i due impavidi protagonisti si arrendevano al potere
del crimine, gettando la spugna. In realtà questa scelta era
perfettamente in linea sia con il carattere dei personaggi che con il
progetto originale di
Miami Vice.
Oggi, a distanza di quasi
quindici anni dalle polemiche sulla chiusura del telefilm, si parla di
un progetto cinematografico ispirato alla serie. Le ultime notizie
indicano lo stesso Michael Mann come produttore e regista alla guida
del progetto, mentre per i protagonisti circolano voci su Colin Farrell
nei panni di Sonny Crockett e Jamie Foxx in quelli di Rico Tubbs. Il
film dovrebbe arrivare nelle sale americane nel 2006 e si annuncia già
come uno dei titoli più attesi.
Miami Vice
è infatti una delle serie tv degli anni ’80 che più sono rimaste nel
cuore degli spettatori e degli addetti ai lavori, come hanno dimostrato
i numerosi premi – fra cui due Golden Globes e due Emmy Awards -
conquistati negli anni dal telefilm.
I segreti di Miami Vice
Inizialmente la serie avrebbe dovuto essere ambientata a New York, ma
su pressione di Michael Mann le riprese vennero trasferite a Miami
Fra i molti, noti musicisti che contribuirono alla colonna sonora di
Miami Vice, Glenn Frey e Phil Collins comparvero anche in brevi cameo
come attori
La Ferrari Daytona di Crockett era in realtà una Corvette modificata. I
dirigenti della Ferrari, molto “seccati” da questa scelta (vista la
popolarità crescente della serie) si offrirono di procurare a Don
Johnson uno dei loro ultimi modelli, la Testarossa, per le riprese del
telefilm
Fra gli stilisti che firmarono gli abiti dei poliziotti più glamour della tv c’erano Fiorucci, Versace, Ungaro e Hugo Boss
Il ruolo di Sonny Crockett era stato assegnato a Larry Wilcox (il
biondo agente motociclista di Chips), poi sostituito all’ultimo momento
con Don Johnson
Due illustri sconosciuti
Miami Vice li ha resi due dei volti più noti della storia della
tv, ma quando ottennero il ruolo – nel 1984 – Don Johnson e il suo
collega Philip Michael Thomas erano due illustri sconosciuti. Johnson
aveva già lavorato in tv in ruoli minori, prendendo parte come guest
star ad alcune serie tv degli anni ’70 come
Le strade di San Francisco, Barnaby Jones e La famiglia Bradford.
Nessun film per lui prima di Miami Vice: tutti i suoi lavori precedenti
comprendevano partecipazioni televisive a film, shows di vario genere o
telefilm.
Philip Michael Thomas invece era già comparso sul grande schermo in
film minori e in ruoli non memorabili. Anche per lui ci furono
partecipazioni a serie tv degli anni ’70, fra cui
Starsky & Hutch.
Dopo Miami Vice le carriere dei due attori si sono separate. Quella di
Don Johnson, anche grazie al “gossip” derivato dal crescente successo
della sua ex signora Melanie Griffith, ha vissuto momenti decisamente
più rosei rispetto a quella di Thomas. Nel 1997 i due si riuniriono
nella serie in cui Don Johnson aveva il ruolo da protagonista:
Nash Bridges.
Philip Michael Thomas recitò in alcuni episodi del telefilm “in ricordo
dei vecchi tempi”. Al momento l’attore è a riposo (la sua ultima
interpretazione risale a
Fate, del 2003). Anche per Don Johnson
il 2003 è l’anno a cui risale l’ultima attività: un film tv per la CBS
in cui interpreta se stesso e la produzione televisiva
World of Honor che lo ha visto nel ruolo di co-produttore esecutivo.
I dettagli dell’edizione DVD
“Miami Vice – Vol. 1”
2 dischi, distribuiti da Universal
Episodi Disco 1:
Episodio Pilota: Miami Vice
Dalla Francia con amore
Episodi Disco 2:
Ritorno di Calderone – parte 1
Ritorno di Calderone – parte 2
Florence
Lingue: Italiano e inglese, con sottotitoli in italiano, inglese, danese, finlandese, francese e norvegese
Formato Audio: 2.0 Mono
Formato Video: 2.35:1