Sesso, parlano le donne. Le protagoniste di The L Word cercano l’anima gemella e affrontano,
uno dopo l’altro, tutti i luoghi comuni sul sesso e l’amore.
“Dopo sette anni qualunque relazione diventa
“fraterna”. Si crea una sorta di simbiosi e l’entusiasmo sessuale
svanisce, è normale per tutti. Figuriamoci per due donne...”
Sono
le parole del medico che siede di fronte a
Tina (Laurel Holloman) e
Bette (Jennifers Beals), che dopo anni di convivenza hanno deciso di
avere un figlio, e rappresentano il punto di partenza di
The L Word,
il serial-scandalo lanciato lo scorso gennaio dal network via cavo
Showtime: un’analisi della vita di coppia, dei luoghi comuni sulle
scelte sessuali e sulle peculiarità di uomini e donne.
Ci sono tante parole che iniziano con la lettera “L” e che hanno a che
vedere con i temi trattati dalla serie: “L” come lesbica, certo, perché
si narrano le vicende di un gruppo di donne gay.

“L” come “Los Angeles”
perché siamo a West Hollywood, dove bisogna essere estremamente
ambiziosi per farsi strada. E “L” come “life”, vita.
Le parole che
affollano il mondo creato da Ilene Chaiken, Michele Abbott e Kathy
Greenburd sono piene di emozioni. Ad un primo impatto i personaggi
risultano fin troppo stereotipati e c’è la sensazione che il fine
ultimo di
The L Word
sia quello di
scioccare lo spettatore, un semplice
voyeur che come
Jenny (Mia Kirshner), in una delle sequenze iniziali assiste a un
bollente incontro in piscina fra Shane (Katherine Moennig) e una bella
ragazza bionda.
“Hai mai notato che ogni volta che Shane entra in una stanza, qualcuno corre via in lacrime?”,
chiede Bette (Jennifers Beals):
Shane fa la parrucchiera, passa da una
donna all’altra ed è un’anticonformista che vive giorno per giorno
senza fare progetti a lungo termine. L’esatto opposto di Tina (Lauren
Holloman) e Bette, che invece cercano di crearsi una famiglia e credono
nella loro unione al punto che Tina ha lasciato il lavoro per
prepararsi a fare la mamma a tempo pieno.
Dana (Erin Daniels) è una
ragazza fragile, che si trova spesso in imbarazzo per la “sfrontatezza”
delle sue amiche e non ha ancora imparato a non curarsi dell’opinione
della gente.
Alice (Leisha Hailey) invece è pienamente consapevole
della sua identità sessuale, ma è letteralmente succube della sua
ragazza e soffre per i continui tradimenti, che pure perdona ogni
volta.
Marina (Karina Lombard), infine, gestisce il locale alla moda
dove le ragazze si ritrovano spesso. Quando si scopre attratta dalla
creativa scrittrice
Jenny non riesce a far tacere i propri sentimenti e
compromette il rapporto di Jenny con il fidanzato
Tim (Eric Mabius).
Ciascun personaggio, insomma, viene introdotto in base alla sua
relazione sentimentale o sessuale, il resto viene dopo. Ma dopo qualche
episodio
le cose cambiano: i personaggi diventano veri, le loro vite
SONO vere. La realtà è dura, cruda, universale.
The L Word ci parla di persone che commettono sbagli e fanno
scelte ogni giorno, accomunate da un unico obiettivo: la ricerca della
felicità.
La serie ricorda più il crudo realismo di
Nip/Tuck, che cerca la verità dietro una facciata costruita ad arte, piuttosto che il mondo controllato di
Sex and the City
dove tutto, prima o poi, finisce bene.
Bette e Tina vogliono un bambino
al punto di condurre una caccia senza tregua al “donatore” che può
coronare il loro sogno, ma nessun uomo sembra essere all’altezza del
compito: il genere maschile esce davvero a pezzi dai primi episodi del
serial. L’atmosfera ricorda
The Anniversary Party, il film di
Jennifer Jason Leigh e Alan Cumming che racconta la vita di un gruppo
di attori e scrittori alle prese con relazioni personali complesse,
sullo sfondo di una Hollywood
apparentemente perfetta ma in realtà
asettica.
Le donne di
The L Word sono tutte
eccezionali, forti e
fragili, determinate e insicure, e mancano di realismo solo per il loro
aspetto: sono tutte giovani e bellissime. Ma siamo in tv e non possiamo
certo aspettarci di vedere TUTTA la verità.
West Hollywood, con le sue
belle case e le sue carriere promettenti, non è diverso da qualunque
altro posto, la vita è dura per tutti. Lo sa bene Tim, l’unico
personaggio maschile davvero positivo della prima stagione, ingenuo,
sensibile e tanto “umano” da ripudiare Jenny dopo averla sposata per
“dimenticare” lo shock di averla sorpresa insieme a Marina.
Le
sceneggiatrici del telefilm affrontano tutti i luoghi comuni sulla
sessualità e sull’omosessualità, sui pregiudizi e sui sentimenti.
Alcune donne si comportano come gli uomini nelle relazioni sessuali,
altre sono ambiziose e privilegiano il lavoro piuttosto che la vita
privata e le esigenze del partner.
Dana deve fingere di essere
eterosessuale perché la sua promettente carriera di tennista potrebbe
risentirne e rappresenta un paradosso, se si pensa che alcune delle
donne gay più conosciute hanno fatto parlare di sé proprio nel mondo
del tennis. Ma nella vita reale è così che funziona: “La gente parla,
qui si fa presto a sapere tutto di tutti”, come dice Bette a Tim. Tutti
sanno che Alice si lascia “maltrattare” da Gabby (Guinevere Turner),
che la prende e la lascia a suo piacimento, e cercano di consigliarla
per darle lo stimolo a riprendere il controllo sulla sua vita.
Il
ritmo cresce un episodio dopo l’altro, quando tutto diventa meno
forzatamente provocatorio e più naturale facendoci prendere davvero a
cuore la sorte dei personaggi.
The L Word
pesca a piene mani dal ricettario dei sentimenti e li porta sul piccolo
schermo con grande
sincerità.
E’ qualcosa di nuovo e di
fresco, ma al
tempo stesso non inventa nulla: la gente si innamora, si lascia, si
tradisce, torna a cercarsi. Insegue i propri sogni e ha difficoltà nel
rapporto con il partner, con i genitori, con i colleghi, con gli amici.
Non importa se è “gay or straight”, le emozioni sono uguali per tutti.
Era ora che qualcuno lo dicesse in tv.
La parola alle protagoniste
- Erin Daniels (Dana): “E’ splendido interpretare Dana, perché
è così complicata e sta ancora cercando di capire chi è davvero. Lotta
contro tante cose che non è nemmeno in grado di elencarle. Quello che
più amo di lei è che commette spesso errori, si stupisce delle sue
stesse parole, è tutto fuorché perfetta.
- Guinevere Turner (Gabby): “Scrivere i dialoghi è facile: non
essendoci mai stato prima un prodotto del genere, nessuno ti può
accusare di aver “rubato” da un’altra serie. D’altro canto è difficile
cercare di mantenere storia e dialoghi il più autentici possibile, ed è
difficile non farsi influenzare dalle possibili reazioni di tutti
quelli che ci osservano.
- Katherine Moennig (Shane): “Il punto di forza sono le
protagoniste: tutte estremamente diverse fra loro e perciò il grado di
restituire una visione realistica della gamma delle personalità umane.
Shane è una donna molto sensuale, ne è consapevole e si trova
perfettamente a suo agio con questo. Le opinioni che le riservano le
persone non le interessano: Shane vive come vuole, prende quello che
vuole. Ma allo stesso tempo è molto sola e si sforza di capire cosa
vuole DAVVERO.
- Jennifer Beals (Bette): “La parola “con la L” può voler dire
tante cose in questo show. In una brutta giornata può essere la “L” di
“lassativo”. Mi sono preparata al ruolo focalizzandomi sulle ambizioni
di Bette e sui suoi interessi lavorativi, non su quelli sessuali. Le
scene in cui ci sono contatti fisici con altre donne non mi hanno
creato problemi, anzi: in un certo senso è tutto più “soft”.
- Ilene Chaiken (autrice): “Ero terrorizzata dalle reazioni che
avrebbe potuto avere il pubblico ma non per i temi trattati, più che
altro perché temevo che non apprezzassero il grande lavoro che c’è
dietro lo show. Io mi sono avvicinata alla semplice idea di raccontare
storie, nulla di più e nulla di meno.
Lo sapevate che…
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Katherine Moennig (Shane) è la cugina di Gwyneth Paltrow e nel 1998 è stata in lizza per il ruolo da protagonista di Boys Don’t Cry, il film che ha fatto conquistare il premio Oscar a Hilary Swank.
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Fra le guest stars della prima stagione ci sono Pam Grier (Kit, la
sorella di Bette), Anne Archer (la madre di Alice), Holland Taylor
(Peggy Peabody), Lolita Davidovich (Francesca Wolff) e Rosanna Arquette
(Sherry).
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Da un sondaggio realizzato dal network Showtime è risultato che il
personaggio preferito dal pubblico è quello di Marina, seguito da Shane
e da Tina.
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Mia Kirshner (Jenny) ha interpretato il ruolo della terrorista Mandy nel telefilm 24, mentre Eric Mabius (Tim) è noto al grande pubblico per la partecipazione ai film Cruel Intentions e Resident Evil.
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Fra i registi degli episodi della prima stagione ci sono Tony Goldwyn,
attore che ha raggiunto la fama con il ruolo del “cattivo” Carl Bruner
in Ghost, e Rose Troche, regista di Six Feet Under in tv e di Go Fish al cinema.
C.P.
Pubblicato sul N. 0 (settembre 2004) di Telefilm Magazine