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La vita è un telefilm
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Intervista a Chiara Poli su RadioCitta’Fujiko
Qui potete scaricare il file audio dell'intervista di Chiara Poli su RadioCitta’Fujiko durante il programma Pandemonium del 30 maggio 
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Intervista a Chiara Poli su radio DeeJay
Qui potete scaricare il file audio dell'intervista di Chiara Poli su Radio DeeJay durante il programma Vickipedia del 14 maggio, condotto da Vic.Disponibile anche in streaming sul sito di Deejay  
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"La vita è un telefilm", in libreria
Il "gran giorno" è arrivato: dal 30 aprile 2008 è disponibile in libreria "La vita è un telefilm", il libro firmato da me e da Leo Damerini (autore de Il Dizionario dei Telefilm e Direttore Artistico del Telefilm Festival). Si tratta di una raccolta di oltre 2000 frasi tratte da quasi 300 diverse serie tv che hanno fatto la storia del piccolo schermo. Le frasi sono suddivise in circa 300 categorie, per facilitare la consultazione e per rendere più gradevole la lettura del volume: quasi 400 pagine di battute, perle di saggezza, citazioni di telefilm nei telefilm, verità più o meno assolute sui grandi temi della vita. Di seguito riporto il comunicato stampa, in cui troverete maggiori dettagli sulle serie presenti nel libro, sull’organizzazione del volume e – soprattutto – sullo scopo di questa pubblicazione: affermare, una volta per tutte (in caso ce ne fosse ancora bisogno) che i telefilm, nel loro “piccolo”, possono cambiarci la vita… 
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Quella parola con la "L" PDF Stampa E-mail
domenica, 15 agosto 2004 00:00

Sesso, parlano le donne. Le protagoniste di The L Word cercano l’anima gemella e affrontano, uno dopo l’altro, tutti i luoghi comuni sul sesso e l’amore.
“Dopo sette anni qualunque relazione diventa “fraterna”. Si crea una sorta di simbiosi e l’entusiasmo sessuale svanisce, è normale per tutti. Figuriamoci per due donne...”
Sono le parole del medico che siede di fronte a Tina (Laurel Holloman) e Bette (Jennifers Beals), che dopo anni di convivenza hanno deciso di avere un figlio, e rappresentano il punto di partenza di The L Word, il serial-scandalo lanciato lo scorso gennaio dal network via cavo Showtime: un’analisi della vita di coppia, dei luoghi comuni sulle scelte sessuali e sulle peculiarità di uomini e donne.
Ci sono tante parole che iniziano con la lettera “L” e che hanno a che vedere con i temi trattati dalla serie: “L” come lesbica, certo, perché si narrano le vicende di un gruppo di donne gay.
“L” come “Los Angeles” perché siamo a West Hollywood, dove bisogna essere estremamente ambiziosi per farsi strada. E “L” come “life”, vita.
Le parole che affollano il mondo creato da Ilene Chaiken, Michele Abbott e Kathy Greenburd sono piene di emozioni. Ad un primo impatto i personaggi risultano fin troppo stereotipati e c’è la sensazione che il fine ultimo di The L Word sia quello di scioccare lo spettatore, un semplice voyeur che come Jenny (Mia Kirshner), in una delle sequenze iniziali assiste a un bollente incontro in piscina fra Shane (Katherine Moennig) e una bella ragazza bionda.
“Hai mai notato che ogni volta che Shane entra in una stanza, qualcuno corre via in lacrime?”, chiede Bette (Jennifers Beals): Shane fa la parrucchiera, passa da una donna all’altra ed è un’anticonformista che vive giorno per giorno senza fare progetti a lungo termine. L’esatto opposto di Tina (Lauren Holloman) e Bette, che invece cercano di crearsi una famiglia e credono nella loro unione al punto che Tina ha lasciato il lavoro per prepararsi a fare la mamma a tempo pieno.
Dana (Erin Daniels) è una ragazza fragile, che si trova spesso in imbarazzo per la “sfrontatezza” delle sue amiche e non ha ancora imparato a non curarsi dell’opinione della gente. Alice (Leisha Hailey) invece è pienamente consapevole della sua identità sessuale, ma è letteralmente succube della sua ragazza e soffre per i continui tradimenti, che pure perdona ogni volta. Marina (Karina Lombard), infine, gestisce il locale alla moda dove le ragazze si ritrovano spesso. Quando si scopre attratta dalla creativa scrittrice Jenny non riesce a far tacere i propri sentimenti e compromette il rapporto di Jenny con il fidanzato Tim (Eric Mabius). Ciascun personaggio, insomma, viene introdotto in base alla sua relazione sentimentale o sessuale, il resto viene dopo. Ma dopo qualche episodio le cose cambiano: i personaggi diventano veri, le loro vite SONO vere. La realtà è dura, cruda, universale.
The L Word ci parla di persone che commettono sbagli e fanno scelte ogni giorno, accomunate da un unico obiettivo: la ricerca della felicità.
La serie ricorda più il crudo realismo di Nip/Tuck, che cerca la verità dietro una facciata costruita ad arte, piuttosto che il mondo controllato di Sex and the City dove tutto, prima o poi, finisce bene.
Bette e Tina vogliono un bambino al punto di condurre una caccia senza tregua al “donatore” che può coronare il loro sogno, ma nessun uomo sembra essere all’altezza del compito: il genere maschile esce davvero a pezzi dai primi episodi del serial. L’atmosfera ricorda The Anniversary Party, il film di Jennifer Jason Leigh e Alan Cumming che racconta la vita di un gruppo di attori e scrittori alle prese con relazioni personali complesse, sullo sfondo di una Hollywood apparentemente perfetta ma in realtà asettica.
Le donne di The L Word sono tutte eccezionali, forti e fragili, determinate e insicure, e mancano di realismo solo per il loro aspetto: sono tutte giovani e bellissime. Ma siamo in tv e non possiamo certo aspettarci di vedere TUTTA la verità.
West Hollywood, con le sue belle case e le sue carriere promettenti, non è diverso da qualunque altro posto, la vita è dura per tutti. Lo sa bene Tim, l’unico personaggio maschile davvero positivo della prima stagione, ingenuo, sensibile e tanto “umano” da ripudiare Jenny dopo averla sposata per “dimenticare” lo shock di averla sorpresa insieme a Marina.
Le sceneggiatrici del telefilm affrontano tutti i luoghi comuni sulla sessualità e sull’omosessualità, sui pregiudizi e sui sentimenti. Alcune donne si comportano come gli uomini nelle relazioni sessuali, altre sono ambiziose e privilegiano il lavoro piuttosto che la vita privata e le esigenze del partner.
Dana deve fingere di essere eterosessuale perché la sua promettente carriera di tennista potrebbe risentirne e rappresenta un paradosso, se si pensa che alcune delle donne gay più conosciute hanno fatto parlare di sé proprio nel mondo del tennis. Ma nella vita reale è così che funziona: “La gente parla, qui si fa presto a sapere tutto di tutti”, come dice Bette a Tim. Tutti sanno che Alice si lascia “maltrattare” da Gabby (Guinevere Turner), che la prende e la lascia a suo piacimento, e cercano di consigliarla per darle lo stimolo a riprendere il controllo sulla sua vita.
Il ritmo cresce un episodio dopo l’altro, quando tutto diventa meno forzatamente provocatorio e più naturale facendoci prendere davvero a cuore la sorte dei personaggi. The L Word pesca a piene mani dal ricettario dei sentimenti e li porta sul piccolo schermo con grande sincerità.
E’ qualcosa di nuovo e di fresco, ma al tempo stesso non inventa nulla: la gente si innamora, si lascia, si tradisce, torna a cercarsi. Insegue i propri sogni e ha difficoltà nel rapporto con il partner, con i genitori, con i colleghi, con gli amici. Non importa se è “gay or straight”, le emozioni sono uguali per tutti.
Era ora che qualcuno lo dicesse in tv.

La parola alle protagoniste
  • Erin Daniels (Dana): “E’ splendido interpretare Dana, perché è così complicata e sta ancora cercando di capire chi è davvero. Lotta contro tante cose che non è nemmeno in grado di elencarle. Quello che più amo di lei è che commette spesso errori, si stupisce delle sue stesse parole, è tutto fuorché perfetta.
  • Guinevere Turner (Gabby): “Scrivere i dialoghi è facile: non essendoci mai stato prima un prodotto del genere, nessuno ti può accusare di aver “rubato” da un’altra serie. D’altro canto è difficile cercare di mantenere storia e dialoghi il più autentici possibile, ed è difficile non farsi influenzare dalle possibili reazioni di tutti quelli che ci osservano.
  • Katherine Moennig (Shane): “Il punto di forza sono le protagoniste: tutte estremamente diverse fra loro e perciò il grado di restituire una visione realistica della gamma delle personalità umane. Shane è una donna molto sensuale, ne è consapevole e si trova perfettamente a suo agio con questo. Le opinioni che le riservano le persone non le interessano: Shane vive come vuole, prende quello che vuole. Ma allo stesso tempo è molto sola e si sforza di capire cosa vuole DAVVERO.
  • Jennifer Beals (Bette): “La parola “con la L” può voler dire tante cose in questo show. In una brutta giornata può essere la “L” di “lassativo”. Mi sono preparata al ruolo focalizzandomi sulle ambizioni di Bette e sui suoi interessi lavorativi, non su quelli sessuali. Le scene in cui ci sono contatti fisici con altre donne non mi hanno creato problemi, anzi: in un certo senso è tutto più “soft”.
  • Ilene Chaiken (autrice): “Ero terrorizzata dalle reazioni che avrebbe potuto avere il pubblico ma non per i temi trattati, più che altro perché temevo che non apprezzassero il grande lavoro che c’è dietro lo show. Io mi sono avvicinata alla semplice idea di raccontare storie, nulla di più e nulla di meno.

Lo sapevate che…
  • Katherine Moennig (Shane) è la cugina di Gwyneth Paltrow e nel 1998 è stata in lizza per il ruolo da protagonista di Boys Don’t Cry, il film che ha fatto conquistare il premio Oscar a Hilary Swank.
  • Fra le guest stars della prima stagione ci sono Pam Grier (Kit, la sorella di Bette), Anne Archer (la madre di Alice), Holland Taylor (Peggy Peabody), Lolita Davidovich (Francesca Wolff) e Rosanna Arquette (Sherry).
  • Da un sondaggio realizzato dal network Showtime è risultato che il personaggio preferito dal pubblico è quello di Marina, seguito da Shane e da Tina.
  • Mia Kirshner (Jenny) ha interpretato il ruolo della terrorista Mandy nel telefilm 24, mentre Eric Mabius (Tim) è noto al grande pubblico per la partecipazione ai film Cruel Intentions e Resident Evil.
  • Fra i registi degli episodi della prima stagione ci sono Tony Goldwyn, attore che ha raggiunto la fama con il ruolo del “cattivo” Carl Bruner in Ghost, e Rose Troche, regista di Six Feet Under in tv e di Go Fish al cinema.

C.P.
Pubblicato sul N. 0 (settembre 2004) di Telefilm Magazine
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