La vita è molto, molto complicata. Lo sa bene Tony
Soprano, stressato quarantacinquenne che ha sempre più difficoltà a
conciliare lavoro e famiglia. E il fatto che il “lavoro” sia
decisamente rischioso e la “famiglia” più numerosa e complessa del
comune, non facilita certo le cose. Sì, perché Tony Soprano è a capo di
una famiglia mafiosa del New Jersey.
E’ circondato da persone di cui non si può fidare,
deve spesso prendere decisioni drastiche e ha qualche impedimento a
conciliare il suo spirito avventuriero con la vita coniugale. E così
inizia a soffrire di attacchi di panico. Cosa fare? Semplice: spendere
buona parte dei soldi “duramente” guadagnati per andare in analisi,
cercando nella dottoressa Jennifer Melfi una guida spirituale in un
mondo dove lo spirito pare essere l’ultima delle preoccupazioni.
Tony ripercorre le tappe che lo hanno portato a ricoprire un ruolo
impegnativo, trasformandolo al tempo stesso in uno spietato assassino e
in un comune padre di famiglia che si barcamena fra le piccole
complicazioni quotidiane.

La storia dei Soprano è come un lungo film: una serie tv che omaggia i classici del genere, da
Il Padrino a
Donnie Brasco,
passando per i luoghi comuni di una cultura italo-americana che il
cinema ha portato tante volte sul grande schermo, ma che la tv si era
limitata a sfiorare con i “cattivi” delle serie poliziesche.
Ora è tutto diverso: i Soprano vengono trasformati in una moderna
famiglia a metà fra i Bradford e gli Addams e irrompono sul piccolo
schermo con adrenalina, linguaggio crudo e humour nero, rivoluzionando
per sempre il mondo delle serie tv.
Davis Chase (all’anagrafe David DeCaesare) ha creato uno show
volutamente infarcito di cliché, giunto negli Usa già alla quarta
stagione e arricchito da un cast strepitoso: James Gandolfini nel ruolo
del protagonista, Lorraine Bracco in quello dell’analista, Edie Falco
nei panni della signora Soprano, Joe Pantoliano in quelli di Ralph
Cifaretto. Il tutto condito da comparse d’eccezione, da Martin Scorsese
a Annabella Sciorra.
Negli Usa la saga pluripremiata da critici e pubblico è stata anche
protagonista di roventi polemiche per la crudezza del linguaggio e
l’estremizzazione dei cliché. Dramma, ironia, cultura popolare,
riferimenti all’attualità. Dal 12 marzo tutto questo approda su Fox:
possiamo forse perdercelo? Che ve lo dico a fare…
Fuhgeddaboutit: l’italiano dei Soprano
Elevandosi a vero e proprio fenomeno di costume, la saga dei Soprano ha
creato un nuovo dialetto italo-americano, nato direttamente dal
“fuhgeddaboutit” (Forget about it), cavallo di battaglia di Al Pacino
in
Donnie Brasco
da noi tradotto con “Che te lo dico a fare”. Compare, comare, cafone,
schifare, sfolgiatelle, canole, picciotti. Storpiature dell’italiano
“vero” e nuovi significati “in codice”: compare sta per padrino, comare
sta per “madrina” (moglie di un capo mafioso). Canole è la versione
Soprano dei cannoli, cafone identifica una persona maleducata e
incapace di adeguarsi alle convenzioni italo-americane.
I protagonisti della serie si esprimono attraverso un italiano che gli
stessi autori definiscono “imbastardito”, una nuovo mix fra due lingue,
con un pizzico di street slang che dona colore al tutto.
Attraverso il doppiaggio, come è inevitabile, ci perdiamo alcune delle
espressioni più gustose, ma Fox ha pensato anche a questo:
I Soprano
viene proposto nella versione in doppio audio. Almeno una veloce
sbirciatina alla versione originale, divertentissima, è d’obbligo.
Sfolgiatelle e macaroni: la cucina dei Soprano
Uno dei motivi per cui l’Italia è conosciuta in tutto il mondo, si sa,
è l’ottima cucina. E la famiglia dei Soprano, da brava rappresentante
del belpaese, non fa eccezione: il cibo gioca un ruolo fondamentale
all’interno della vita dei protagonisti e della narrazione stessa,
diventando a volte un vero e proprio personaggio. Le famigerate
“sfolgiatelle” si accompagnano a braciole, insalate fantasia,
“zabaglione”, ricotta, “macaroni” e torte della nonna. Negli Stati
Uniti le ricette dello show sono state raccolte in un libro e hanno
ottenuto un grande successo: ricette “vere” che riportano i trucchi per
ottenere lasagne e spaghetti perfetti (per gli americani,
naturalmente), accompagnate da divertenti aneddoti tratti dal serial
che confermano senz’ombra di dubbio l’importanza della gastronomia come
vera e propria “entità”. La parola “contorno”, in questa serie, non si
addice certo al cibo.
Canta, che ti passa: la musica dei Soprano
La colonna sonora, in tv, non sempre gode della maggior attenzione. Nei
Soprano ogni singolo elemento – musica compresa – contribuisce a creare
un’atmosfera particolare, originale e perfettamente adatta al contesto.
Mescolando sapientemente rock, funky, blues e – poteva forse mancare? –
la “corrente Sinatra”, il telefilm ha dato origine ad un vero e proprio
business musicale che poggia su diversi album ufficiali o ispirati alla
serie. Alcuni titoli? Ecco qua: si passa da “Gotta Serve Somebody” di
Bob Dylan a “State Trooper” di Bruce Springsteen, da “Complicated
Shadow” di Elvis Costello a “I’ve tried Everything” degli Eurythmics.
Insomma ce n’è per tutti i gusti, a riprova del fatto che la creatività
e l’originalità di questa serie tocca ogni singolo aspetto del processo
produttivo, compresa la scelta dei brani per la colonna sonora.
Botta e risposta: le polemiche attorno ai Soprano
“Gli stereotipi esasperati dai Soprano sono una pessima caricatura
della cultura italiana, in grado di produrre solo crimini organizzati e
una società di ignoranti”. Con queste parole le associazioni
italo-americane più importanti degli Stati Uniti si sono rivolte ai
cittadini, ai media, ai politici.
Dopo l’esordio televisivo dei Soprano, uno degli show più contestati
degli ultimi anni, si è arrivati addirittura a sollecitare l’intervento
del parlamento per la sospensione di un programma giudicato “offensivo
ed ingiusto”. Uno dei fatti più eclatanti legati alle proteste contro
lo show della HBO è stata la protesta della Columbus Citizen
Foundations (associazione che si occupa della parata del Columbus Day)
contro la partecipazione del cast dei Soprano alla sfilata. E’ stato
interpellato un giudice ed è stato chiamato in causa Bloomberg, neo
sindaco di New York che dal canto suo ha rifiutato di unirsi alla
parata, correndo il rischio di inimicarsi l’intera comunità
italo-americana. Il tutto mentre il sindaco uscente, Rudolph Giuliani,
si proclamava accorato fan della nuova serie.
Ma la risposta non si è fatta attendere: Paul Borghese, presidente
della Guild of Italian American Actors (associazione di cui fa parte
anche James Gandolfini), si è schierato in difesa dello show di David
Chase.
I Soprano
– ha dichiarato – “ha spalancato le porte della tv a nuovi volti
italo-americani. Sono molti gli attori del nostro gruppo che vorrebbero
accedere a parti lontane dai soliti stereotipi, ma finché questo non ci
viene concesso, ben vengano i ruoli che sono soliti ritagliarci”.
That’s amore: gli italo-americani al cinema e in TV
Martin Scorsese, Brian De Palma, Robert De Niro, Danny De Vito, Al
Pacino, James Gandolfini, John Turturro, Danny Aiello, Joe Pesci. Sono
solo alcuni dei cognomi italo-americani più conosciuti del panorama
cinematografico e televisivo statunitense: ciascuno di loro è riuscito
a ritagliarsi un posto importante nel magico mondo di Hollywood e ad
entrare nella schiera dei personaggi più amati dal pubblico
internazionale.
Sono registi, produttori, sceneggiatori, attori, direttori della
fotografia, costumisti e scenografi. Ricoprono i ruoli più disparati e
dimostrano – alla faccia di chi insiste ad imbrigliarli nel cliché del
“picciotto” – un’incredibile versatilità.
Pacino e De Niro vengono considerati “gli attori” per eccellenza del
panorama contemporaneo. Ma sono davvero tanti gli italo-americani che
si sono trasferiti, magari da diverse generazioni, nel nuovo mondo per
conquistarsi un posto nella storia dello spettacolo. E molti di loro,
sebbene meno conosciuti, sono dotati di grande talento. Alcuni potete
trovarli curiosando in rete: se cercate “italian american actors”
troverete moltissimi risultati, a cominciare dalla Guild of Italian
American Actors di New York.
C.P.
Pubblicato sul N. 171 (marzo 2004) di "Satellite"